L`avviso di Calenda: "Uniti o niente fondi" . Intervista a Il Piccolo

Martedì, 15 Novembre 2016

Primo concetto: "Bisogna che adesso le aziende sappiano usare gli incentivi. Vediamo se raccolgono la sfida. Tutte le richieste delle associazioni imprenditoriali sono state accolte. La palla è nel loro campo. Mi aspetto 10 miliardi di aumento di investimenti privati nel 2017 sul digitale applicato alla manifattura e nei tre anni 11 miliardi in ricerca e sviluppo".

Secondo concetto: "Innovazione e internazionalizzazione polarizzano tra vincenti e perdenti. Chi non riesce a interpretare questi due fenomeni muore. Noi possiamo essere tra i vincenti se investiamo e governiamo il cambiamento".

Terzo concetto: "Non mi interessa nulla della localizzazione. Se le università venete e del Friuli Venezia Giulia non sapranno proporre un progetto comune di eccellenza, non avranno un soldo come Competence Center".

Parole di Carlo Calenda, ministro allo Sviluppo economico, che, a dispetto delle sue recenti esperienze da ambasciatore d`Italia presso l'Ue, non ama i balletti diplomatici. E dice chiaro e tondo che la quarta rivoluzione industriale contiene un'opportunità e insieme un rischio mortale. "L`applicazione del digitale a tutte le fasi del processo industriale", dice Calenda, "implica una radicale discontinuità e ha effetti disruptive. Tant`è importante che, per un Paese di grande tradizione manifatturiera come l`Italia, l`abbiamo voluta al centro della nostra manovra di bilancio e vale 13 miliardi nel 2017 e oltre 20 miliardi nel triennio, senza contare i 4 miliardi di taglio Ires. Siamo a un passaggio cruciale della storia. L`industria meccanica, che per noi è vitale, è frontalmente investita da questo passaggio, che contiene un rischio micidiale".

Che significa Industria 4.0 e quali manovre di politica industriale implica?

"Sono svariati i blocchi di Industria 4.0 e sono integrati. In primis elimina gli incentivi e agevolazioni a bando, sistema barocco e inefficace. Introduce incentivi automatici di natura fiscale, per cui l`azienda deve solo portarli a bilancio. Stabiliamo poi la neutralità tecnologica, sarà una scelta dell`azienda se puntare sulla manifattura additiva o sulle stampanti 3D".

Ma sono provvedimenti che possono essere colti anche dalle Pmi?

"Era questo un nostro obiettivo. Abbiamo configurato misure fiscali tagliate sulle Pmi, che ne possono beneficiare senza grandi consulenze ma con il classico commercialista di fiducia. Il primo blocco di incentivi fiscali agisce su super ammortamento al 140% e iper ammortamento al 200%. Parliamo di misura monstre perché vale 13 miliardi sul 2017. La manovra ruota solo sulle aziende che fanno investimenti, non più a pioggia".

E poi un secondo capitolo è dedicato a ricerca e sviluppo.

"Su ricerca e sviluppo alle aziende viene dedicato un provvedimento ad hoc per il credito di imposta, quadruplicando quel che può essere portato a detrazione. Ma segnalo altre iniziative ancora. Abbiamo prorogato per 3 anni la legge Sabatini. Prevediamo misure fiscali specifiche per le startup. Il Fondo centrale di garanzia vogliamo sia indirizzato a chi fa investimenti, ha rating medio bassi e ha bisogno di aiuto dello Stato. A questa posta destiniamo un miliardo, che però innesca circa 25 miliardi di prestiti bancari. Aggiungo anche il Piano Made in Italy, finanziato con 110 milioni e dedicato a portare le pmi sulle piattaforme digitali".

Restiamo sul solco di ricerca e sviluppo, che non potrà mai essere tracciato senza un vero connubio tra sistema universitario e imprese.

"Abbiamo concepito infatti i Competence Center, che saranno al massimo 6-7 in Italia, come incontro tra università e industrie, capaci di produrre innovazione come fa il Fraunhofer in Germania. Mentre tutti gli altri sono provvedimenti fiscali e in qualche modo automatici, qui siamo in piena implementazione e esplorazione del futuro. E di conseguenza il criterio di selezione deve essere l`eccellenza assoluta delle competenze".

Come avete proceduto per individuare le università sede di Competence Center e quanti fondi destinerete a questa linea di Industria 4.0?

"Abbiamo destinato 100 milioni in tre anni a questa linea di azione. In cabina di regia abbiamo chiamato con noi i politecnici di Milano, Torino, Bari e la Scuola di Sant`Anna di Pisa, che sono ovviamente i primi punti di riferimento. E da qui abbiamo selezionato Bologna, Napoli e la federazione degli atenei del Veneto e del Friuli Venezia Giulia. Che ci hanno detto di essere pronti a presentare un proprio progetto, richiesto dal mondo produttivo italiano. Tocca a loro presentare un progetto mirato, da qui a fine anno la proposta deve essere strutturata. Nel caso del Veneto, gli atenei si sono federati e coprono una filiera di specializzazione, che diventa punto di riferimento per l`Italia. Per esempio, il Competence Center che si candida a un progetto di ricerca sulla meccanizzazione per il settore agroalimentare ha come destinatario tutte le aziende italiane indipendentemente da dove risiedano".

Sottolinea questo aspetto per dire che il criterio selettivo è l`eccellenza e non il fatto che ogni regione deve avere il proprio competence center?

"Scontiamo un regionalismo deleterio. Facciamo un esempio. Se i veneti e i friul-giuliani non saranno davvero federati e federalisti, non saranno sede di Competence Center. Lo stesso ragionamento l`ho fatto sulle fiere. Il concetto di base è semplice: se ci sono manifestazioni che funzionano e possono essere leader e hanno un piano incrementale, ci metto i fondi, ma se non portano valore aggiunto non vedo nemmeno perché devono avere risorse pubbliche. Sulle università seguiremo lo stesso approccio. Se litigano e se non producono progetti concreti e utili sul piano nazionale, non avranno un soldo. Al Paese interessa che i Competence Center siano utili, non se stanno in una regione o in un`altra".

Ma se l`industria ha come mira creare benessere e lavoro, lei non teme che la digitalizzazione della manifattura produca una contrazione dei posti di lavoro?

"La digitalizzazione dell`industria ha aspetti che possono essere pericolosi. E non possiamo nemmeno nascondere che la montante durissima reazione contro la globalizzazione e l`innovazione non manca di fondamenti. Ma questi processi vanno governati, non possono essere elusi perché in ogni caso sono in marcia".
Che iniziative contate di assumere per accompagnare i lavoratori?

"Oltre alle misure su Scuola digitale e Istituti tecnici previste nel piano occorre un possente piano di re-training dei lavoratori man mano che arrivano le nuove tecnologie. Stiamo iniziando a ragionare di Lavoro 4.0 con Poletti. All`inizio del 2017 presenteremo questo ulteriore capitolo. Intanto abbiamo fatto partire un benchmarking internazionale per vedere cosa fanno gli altri".

Autore: Paolo Possamai
Testata: Il Piccolo
Data: 15 novembre 2016


 


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