Comunicazioni, il Ministro presenta le linee programmatiche

Martedì, 28 Gennaio 2020

Online il testo

Il Ministro Patuanelli

Il Ministro Stefano Patuanelli ha illustrato oggi in Senato, alla Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni, le linee programmatiche in materia di telecomunicazioni, poste, radio e Tv.

 


Sommario

  1. Piano Banda Ultralarga – completamento dell’intervento nelle “aree bianche” e avvio della Fase II (aree grigie e voucher per la connettività)
  2. 5G dalle sperimentazioni al lancio di servizi commerciali
  3. Cybersecurity
  4. Piazza Wi-Fi Italia e SINFI
  5. Tecnologie emergenti (AI, Blockchain, Internet delle Cose)
  6. Politiche per il settore radiotelevisivo 
  7. Servizio Postale 

 Buongiorno a tutti,

ringrazio il Presidente Coltorti per l’invito in questa Commissione che mi dà l’opportunità di svolgere un aggiornamento sulle attività legate al mondo delle telecomunicazioni, dei media e del digitale che stiamo svolgendo come Ministero dello Sviluppo Economico.

Si tratta di un settore strategico che sta vivendo delle grandi trasformazioni e nell’ambito del quale l’Italia deve tornare a svolgere un ruolo a livello europeo.

La presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen nel suo discorso di insediamento innanzi al Parlamento europeo ha rimarcato come le politiche per il digitale saranno uno dei pilastri dell’azione della Commissione nei prossimi anni. L’Europa deve riacquisire margini di sovranità tecnologica e lo può fare in questa fase storica puntando, come ricordato dalla Commissione, sulle tecnologie emergenti: quantum computing, Intelligenza Artificiale, Blockchain e microelettronica.

La Commissione Europea si appresta a varare un piano ambizioso di investimenti nel settore del digitale (Digital Europe Program 2021-2027) e come Paese abbiamo la responsabilità di farci trovare pronti ad intercettare le ingenti risorse finanziarie che saranno destinate dai programmi europei riempendo di contenuti la formula “smart nation” che utilizziamo per descrivere le iniziative del Governo in questo settore strategico.

Per conseguire questo ambizioso obiettivo occorre lavorare su due fronti: il rafforzamento di infrastrutture digitali solide, performanti e sicure e la creazione delle condizioni, anche di natura normativa e regolamentare, affinché le nostre imprese possano utilizzare e realizzare servizi e prodotti fondati su uno sfruttamento intensivo delle tecnologie digitali.

L’azione del Ministero che ho l’onore di guidare, motore propulsivo delle politiche per le telecomunicazioni ed il digitale nel Paese, è pertanto orientata ad infrastrutture e servizi dando continuità e linfa nuova ad alcuni grandi progetti avviati dai miei predecessori, penso al Piano BUL o ai programmi avviati sulle tecnologie emergenti (Intelligenza Artificiale, Blockchain, Internet delle Cose) e segnando momenti di discontinuità ed innovazione, mi riferisco, in particolare, alla mia intenzione di orientare l’utilizzo delle tecnologie digitali verso obiettivi di sostenibilità ambientale secondo il paradigma della Transizione 4.0. nella convinzione che il Green New Deal che è al centro delle politiche di questo Governo possa essere potentemente innervato dall’utilizzo del digitale.

 

A.   Piano Banda Ultralarga – completamento dell’intervento nelle “aree bianche” e avvio della Fase II (aree grigie e voucher per la connettività)

È necessario accelerare la creazione di una infrastruttura digitale nazionale che assicuri al nostro Paese di raggiungere l’obiettivo europeo di una società digitale pienamente inclusiva.

Il percorso delineato dalla Commissione europea ha visto, peraltro, da ultimo, un innalzamento dell’asticella degli obiettivi di copertura della popolazione nazionale con le nuove tecnologie di telecomunicazione.

In questo contesto, la Strategia Nazionale per la Banda Ultralarga, punta a garantire entro il 2020 la copertura con reti ultraveloci ad almeno l’85% della popolazione italiana e a tutte le sedi/edifici pubblici, poli industriali, aree di interesse economico e concentrazione demografica, nonché delle principali località turistiche e degli snodi logistici.

 

Aree bianche

Il 3 aprile scorso la Commissione europea ha approvato definitivamente il “grande progetto nazionale banda ultra larga – Aree bianche” per un costo ammissibile pari a 941 milioni di euro.

Nel suo complesso, giova qui ricordare che il Piano nazionale per la banda ultralarga prevede un intervento pubblico che investe il territorio nazionale distinguendo tra:

-le aree cd. ‘bianche’, a fallimento di mercato, in cui sono assenti interventi di investimento di operatori privati;

- le aree cd. ‘grigie’ e ‘nere’ ovvero in concorrenza, ove sono già presenti una o più reti in banda ultra larga, al fine di conseguire, anche in tali aree, un importante salto di qualità per la realizzazione di reti in banda ultraveloce al gigabit.

Il Piano pertanto si articola in due fasi. La prima riguarda l’attuazione di misure a sostegno dell’infrastrutturazione delle aree bianche. A seguire, nella seconda fase, verranno implementati gli strumenti a favore dello sviluppo di reti ultraveloci nelle aree nere e grigie del Paese.

La prima fase, conclusa per quanto attiene all’aggiudicazione delle opere da parte del soggetto attuatore Infratel Italia S.p.A. – società controllata al 100% da Invitalia S.p.A. e vigilata dal MISE - è attualmente in piena realizzazione da parte del concessionario Open Fiber S.p.A. che si è aggiudicata, come noto, le tre gare.

Il Piano ha registrato, tuttavia, alcuni rallentamenti nell’avanzamento dovuti ad una molteplicità di fattori quali il ritardo nella concessione di permessi e di autorizzazioni a livello locale e, quindi, nel passaggio alla progettazione esecutiva, ormai in uno stadio avanzato in tutti i territori.

Sotto questo aspetto, il Ministero sta compiendo un’incisiva opera di sensibilizzazione nei confronti delle autorità nazionali e locali coinvolte nei processi di autorizzazione, anche favorendo il dialogo tra i diversi livelli istituzionali coinvolti.

Sono state, in particolare, adottate soluzioni per snellire i processi autorizzativi quali ad esempio la pianificazione delle Conferenze di Servizi ed è stato incoraggiato un comportamento proattivo del Concessionario nei confronti dei territori su cui deve intervenire.

Recenti misure di semplificazione per l’innovazione sono, inoltre, state previste (nel decreto-legge n. 135/2018 convertito nella legge n. 12 del 2019) per accelerare il rilascio delle autorizzazioni in particolare per le attività di scavo a basso impatto ambientale.

Dalle risultanze delle analisi svolte nell’ambito della Segreteria Tecnica del COBUL e dagli aggiornamenti forniti dalla Società Infratel Italia S.p.A. in merito allo stato di avanzamento dei lavori nelle aree bianche emerge quanto segue:

  • gli interventi interessano tutte le Regioni italiane, eccetto la Provincia autonoma di Bolzano, e sono stati appaltati in 3 distinte procedure di gara;
  • le risorse complessive in campo, dopo i 3 bandi di gara, per realizzare la rete pubblica a Banda Ultralarga sono 1.7 Miliardi di Euro di cui 691 Milioni di euro di fondi regionali FESR, 416 Milioni di euro di fondi regionali FEASR , 659 Milioni di fondi nazionali FSC e 16.4 Milioni di ulteriori fondi regionali;
  • al 31 dicembre 2019, su 9 Milioni di unità immobiliari previste a fine piano, il Concessionario ha connesso in fibra ottica e wireless alla nuova rete a banda ultralarga circa 2.2 Milioni di unità immobiliari.
  • i Comuni con lavori completati sono pari a 424, su 6237 a piano, di cui 103 collaudabili e 80 già collaudati.
  • attualmente sono in esecuzione ulteriori 1831 Comuni che corrispondono, in termini di unità Immobiliari, a 3.2 milioni, ovvero il 44% del piano previsto.
  • 262 Milioni di euro è la spesa sostenuta da Infratel Italia S.p.A. e comunicata al MiSE al 13 gennaio 2020 mentre 192 Milioni di euro rappresentano la spesa rendicontata sempre dal MiSE alle autorità di gestione al 31 dicembre 2019.

Il MISE, come detto, sta monitorando costantemente le fasi attuative poste in essere dal concessionario Open Fiber.

Nel 2020 Open Fiber intende imprimere una decisa accelerazione allo sviluppo dei cantieri con una previsione di avvio lavori di ulteriori 1465 Comuni e con una previsione di collaudi effettuati in almeno ulteriori 900 Comuni.

Per quanto riguarda invece i 668 comuni in cui l’intervento è svolto direttamente da Infratel Italia, con previsione di chiusura a giugno 2020, emerge quanto segue:

  • nel 78% dei Comuni l’intervento è stato terminato, di cui 496 risultano collaudati e ulteriori 26 sono in fase di collaudo;
  • le Regioni interessate da questo intervento sono: Abruzzo, Calabria, Puglia, Lazio, Sardegna e Toscana.
  • il servizio è attualmente attivo in 200 Comuni (Regioni Lazio e Sardegna) ed entro il 31 dicembre di quest’anno si stima di arrivare almeno a 450 comuni.

 

È evidente che bisogna fare di più e meglio e, mi sento di dire, si deve trattare di uno sforzo corale da parte di tutti i livelli istituzionali coinvolti.

Bisogna far maturare la consapevolezza che si tratta di un piano strategico per il Paese.

Nell’ambito dei lavori del Comitato Banda Ultralarga, che assicura il coordinamento e il monitoraggio dell’attuazione della Strategia Banda ultra larga (BUL), presieduto dalla Ministra Pisano, si è avviata una positiva interlocuzione con tutti i soggetti istituzionali coinvolti e sono certo che con la collaborazioni di tutti si potrà giungere ad una necessaria accelerazione del progetto.

 

Fase II progetto BUL

Il divario digitale del Paese appare ben evidente in base all’indice elaborato dalla Commissione Europea - il Digital Economy and Society Index (DESI) - secondo il quale la quota di abbonamenti almeno a 100 Megabit per secondo in Italia si attesta intorno al 14%, rispetto ad una media europea che sfiora il 26%

Ogni anno Infratel Italia S.p.A. effettua, per conto del Ministero dello sviluppo economico, una consultazione tra gli operatori per verificarne le intenzioni di investimento e aggiornare la copertura del servizio a banda ultralarga nelle aree grigie e nere del Paese nei prossimi tre anni.

Secondo gli ultimi dati disponibili a giugno 2019 (per una base di indagine di un totale di 19,8 Milioni di indirizzi civici in 4.250 comuni italiani), gli indirizzi civici nelle c.d. aree grigie, ove non sono previsti investimenti dei privati in grado di garantire servizi oltre i 100 Megabit per secondo, rappresentano circa il 50% dei civici totali.

Tale fotografia mette in rilievo l’esistenza di un potenziale divario tecnologico tra le aree del Paese che potrebbero, in vista degli obiettivi 2020 e 2025 della Gigabit society, portare ad un rallentamento nel processo di ammodernamento delle infrastrutture tecnologiche e di adozione di servizi di nuova generazione in Italia.

Anche facendo tesoro di questi dati il COBUL ha formalmente avviato la fase II della Strategia Nazionale.

È giunto quindi il momento di accelerare anche su questo fronte, che investe porzioni strategiche del territorio nazionale e intercetta la necessità di stimolare la domanda di servizi digitali.

Gli interventi della fase II saranno concentrati nel sostegno alla domanda per l’attivazione di servizi ultraveloci in tutte le aree del Paese e nella diffusione di infrastrutture a banda ultralarga nelle c.d. aree grigie a fallimento tecnologico.

Secondo quanto stimato dalla Società Infratel Italia S.p.A., il fabbisogno complessivo per intervenire nelle aree grigie del Paese installando infrastrutture predisposte al Gigabit è pari a 5,1 miliardi di euro.

Le risorse Nazionali certe oggi a disposizione per sostenere i due interventi ora citati ammontano a circa 2,7 miliardi di euro.

Si tratta di un progetto sfidante, superiore per complessità e risorse finanziare impiegate a quello attualmente in corso nelle aree bianche, che necessita della collaborazione e cooperazione di tutti gli attori coinvolti: Governo e Regioni in primis, e tutti i livelli istituzionali, nel solco di quanto fin qui fatto.

Oltre ad incentivare le infrastrutture, la fase II della Strategia Nazionale, come detto, prevede anche misure di sostegno alla domanda di servizi ultraveloci nella forma di voucher, in analogia con quanto fatto già da altri paesi (quali Regno Unito e Grecia).

I voucher, come già deciso in sede COBUL del 17 Luglio e confermato nella successiva riunione del 19 Dicembre scorso, saranno concessi in favore di Famiglie, Piccole e Medie Imprese, Scuole e Centri Impiego, in tutte le aree del Paese, per un importo complessivo di risorse pari a 1.3 Miliardi di €.

Appositi accordi con le Regioni permetteranno di venire incontro alle specifiche richieste e necessità dei territori partendo da una chiave di riparto comune che garantisca la copertura di tutte le Scuole e di tutti i Centri per l’Impiego e che ponga particolare attenzione alle famiglie con ISEE sotto i 20 mila euro, attraverso la copertura totale del costo dell’abbonamento, e prevedendo una rimodulazione graduale per le famiglie sopra tale soglia.

Questa  chiave di riparto di base permetterà di destinare 202 Milioni di euro alle Scuole e ai Centri per l’impiego, mentre la  quota dei fondi per  le PMI e le famiglie sarà rispettivamente di 536 milioni di euro, al netto dei costi di gestione del soggetto attuatore Infratel Italia.

La misura, che sarà posta in essere attraverso un apposito decreto del Ministero dello Sviluppo Economico, sarà annuale, sviluppata per un periodo complessivo di 3 anni e sarà attuata in parallelo con la realizzazione delle infrastrutture ultraveloci nelle aree bianche,  grigie e nere del Paese.

Le Regioni che hanno registrato dei risparmi di sgara del piano aree bianche, potranno, ove ritenuto di interesse, intervenire a ulteriore sostegno delle somme precedentemente evidenziate.

In base agli studi effettuati da Infratel Italia gli importi dei voucher e la relativa qualità del Servizio sono stati differenziati a seconda del target di riferimento  nel rispetto  del principio della  neutralità tecnologica.

Potrà inoltre essere prevista, solo per le case sparse, una qualità di servizio meno performante.

I voucher potranno coprire parte dei costi di abbonamento, fino a 24 mesi, parte dei costi dei dispositivi di rete a casa dell’utente (la così detta CPE) e parte dei costi di allaccio.

In particolare, i voucher, a copertura dei suddetti costi, saranno così suddivisi:

  • 5.000 euro per le scuole e i centri per l’impiego;
  • 3.000 euro per le PMI (meno di 250 addetti);
  • fino a 300 euro per gli utenti residenziali.

Gli operatori che a qualsiasi titolo forniscono servizi di connessione ultraveloce, per vendere tali servizi con il contributo del voucher, dovranno iscriversi in un apposito elenco predisposto dal Ministero la cui gestone sarà affidata a Infratel Italia.

Il MiSE e l’Agcom monitoreranno quanto dichiarato dagli Operatori in relazione alle offerte comunicate e soggette a voucher.

Al fine di definire compiutamente la suddetta misura ed avviare l’Italia ad una definitiva e completa digitalizzazione, è necessario qui oggi quindi prendere consapevolezza della necessità di avviare immediatamente, sulle base appena descritte, l’interlocuzione con la Commissione Europea.

Avviata tale l’interlocuzione infatti, attraverso lo strumento della pre notifica, si procederà al lancio della consultazione pubblica al fine di acquisire i pareri degli stakeholder. Gli elementi raccolti forniranno la base della notifica formale e, una volta ottenuta  l’approvazione da parte della Commissione europea, sarà pubblicato il Decreto del Ministero dello sviluppo economico.

Siamo dunque a un punto di svolta tecnologico per il nostro Paese e l’impegno del Ministero che guido sarà concentrato verso il completamento dei Piani avviati per la creazione di un’infrastruttura solida ed a prova di futuro.

 

B.   5G dalle sperimentazioni al lancio di servizi commerciali

Lo sviluppo armonico e capillare delle reti di nuova generazione rappresenta una priorità strategica dell’azione del MISE.  Anche su questo fronte ci troviamo in un momento cruciale di passaggio dalla fase di sperimentazione, meritoriamente avviata dall’Italia sin dal 2017, al lancio di servizi commerciali da parte degli operatori che hanno investito e stanno investendo ingenti risorse finanziarie per lo sviluppo delle nuove reti. Il 5G trasformerà in maniera radicale significative porzioni del tessuto industriale del Paese favorendo le comunicazioni macchina-macchina e consentendo la creazione di nuovi servizi ad elevata intensità tecnologica.  In questo processo il MISE ha avuto, sta avendo, e avrà un ruolo determinante tanto a livello di politiche per le telecomunicazioni quanto, più in generale, in relazione alla definizione complessiva delle politiche industriali del Paese.

Come noto, il 2 ottobre 2018 si è conclusa la gara per l’assegnazione delle frequenze nelle bande 700MHz, 3.7GHz e 26GHz in coerenza con il 5G Action Plan Europeo per un ammontare complessivo delle offerte pari a 6.5 miliardi di euro, confermando la presenza dell’Italia tra i paesi leader in Europa per lo sviluppo del 5G.

Con decreto del 5 ottobre 2018 il MISE ha inoltre approvato il Nuovo Piano nazionale di ripartizione delle frequenze per favorire la transizione verso la tecnologia 5G.

In considerazione dello sviluppo dei sistemi 5G, considerati un obiettivo strategico nazionale, prosegue il monitoraggio delle sperimentazioni 5G autorizzate dal Ministero nelle città Bari, L’Aquila, Prato, Matera, Milano, in virtù di quanto previsto dall’aggiudicazione - a seguito di procedura selettiva ad evidenza pubblica avvenuta nel 2017 – dei progetti per la realizzazione di sperimentazioni pre-commerciali nella porzione di spettro 3.6 – 3.8 GHz.

Tali sperimentazioni vengono monitorate dal Ministero, con il supporto tecnico della Fondazione Ugo Bordoni. Il 2018 è stato prevalentemente incentrato sulla realizzazione delle nuove reti, mentre quest’anno le attività si sono incentrate sui casi di applicazione nei diversi campi: dalla salute (diagnostica remota, ospedali di e-learning), all'industria (digitalizzazione dei processi, robotica collaborativa, catena di produzione), al monitoraggio ambientale (ambiente intelligente, infrastrutture intelligenti), alla mobilità e alla sicurezza stradale (guida assistita, logistica, monitoraggio della superficie stradale), al turismo e alla cultura (visite virtuali, realtà aumentata), all'agricoltura (agricoltura di precisione, monitoraggio della produzione - basato sulla tecnologia blockchain), alla sicurezza pubblica (sicurezza della popolazione e supporto per l'applicazione della legge), a porti e città (monitoraggio, logistica, ecc.); all'energia (smart grid e ottimizzazioni), alle università (campus intelligente).

Tutte le infrastrutture di rete previste sono state realizzate e le sperimentazioni dei servizi prima citati sono in linea con il cronoprogramma stabilito.

Il forte interesse degli operatori per lo sviluppo del 5G ha portato anche all’avvio di sperimentazioni private che si sono affiancate alle sperimentazioni ufficiali del MISE, in particolare in tema di sicurezza delle infrastrutture stradali e smart road.

Il MISE ha creato quindi tutte le condizioni per il prossimo lancio commerciale dei servizi 5G prestando una particolare attenzione alla tutela degli interessi strategici nazionali attraverso una normativa ad hoc che garantisca la sicurezza delle nuove reti e che in questa fase abbiamo il compito di rendere pienamente operativa in tempi rapidi.

 

C.   Cybersecurity

Il ruolo del MISE per la sicurezza cibernetica nazionale

Nella settimana in corso sarò audito su questo tema dal Comitato parlamentare perla sicurezza della Repubblica – Copasir – ma mi sembra doveroso e utile svolgere un approfondimento in seno a questa Commissione sulle attività in corso che vedono il MISE in prima linea nell’assicurare la massima protezione cibernetica nazionale.

Con la direttiva (UE) 2016/1148, nota come Direttiva NIS, recepita in Italia con il decreto legislativo n. 65 del 2018, sono state introdotte disposizioni volte a conseguire un elevato livello di sicurezza delle reti e dei sistemi informativi nell’Unione Europea.

Nell’ambito di tale strumento normativo, preme sottolineare che il MiSE, per il tramite del dipendente Istituto superiore delle comunicazioni e tecnologie dell’informazione (ISCTI), è Autorità NIS per i settori energia, infrastrutture e servizi digitali e detiene l’elenco unico nazionale degli operatori di servizi essenziali (OSE) con riferimento anche agli altri settori previsti dalla normativa, vale a dire trasporti, settore bancario e infrastrutture dei mercati finanziari, sanità, fornitura e distribuzione di acqua potabile.

Gli OSE sono tenuti all’adozione di specifiche misure tecnico-organizzative per ridurre il rischio e limitare l’impatto di “incidenti informatici” e alla notifica di  eventuali eventi suscettibili di presentare un rilevante impatto sulla continuità dei servizi e di riflettersi, quindi, sulla collettività.

Queste notifiche devono essere inviate al CSIRT (Computer security incident response team), istituito in seno al DIS con DPCM dell’ 8 agosto 2019 ed inserito in un apposito network europeo.

Il CSIRT italiano è frutto della fusione del CERT (Computer emergency response team) Nazionale e del CERT-PA, tuttora operativi, rispettivamente, presso il MiSE e presso l’Agenzia per l’Italia digitale (AGID), nelle more della piena entrata a regime del nuovo organismo.

Sono state conseguentemente emanate le linee guida cui gli operatori OSE dovranno attenersi e che stabiliscono anche una roadmap per l’implementazione delle misure da adottare, la cui adeguatezza ed effettiva applicazione, ovviamente per i settori di competenza, saranno verificate dal MiSE.

Queste attività sono state svolte in stretto coordinamento con le altre Autorità NIS competenti, nell’ambito di un tavolo operativo efficacemente coordinato dal DIS.

Attualmente è in corso l’iter per l’adozione di un DPCM – che lo stesso D.lgs. n. 65/2018 prevede sia emanato su proposta MiSE di concerto con il Ministero della pubblica amministrazione – che regolerà l’organizzazione ed il funzionamento di un apposito Comitato di raccordo tra le medesime Autorità competenti NIS, il CSIRT ed il DIS.

In parallelo con le misure previste dal d.lgs. n. 65/2018, è stato emanato dal MiSE il D.M. 12 dicembre 2018, con il quale misure e prescrizioni sostanzialmente analoghe sono state estese ai fornitori di reti e servizi di comunicazione elettronica (cosiddetti “operatori TELCO”), così colmando una lacuna normativa risalente al d.lgs. n. 70 del 2012, con il quale era stata recepita la direttiva europea n. 140 del 2019.

Posso aggiungere che nei prossimi mesi saranno avviate da parte delle strutture ministeriali le prime ispezioni presso gli operatori al fine di verificare l’adozione delle misure tecnico-organizzative per  la  sicurezza  e  l'integrità  delle  reti  e  dei  servizi  di comunicazione elettronica,  volte a conseguire  un  livello  di sicurezza delle reti adeguato al rischio esistente e di garantire  la disponibilità e continuità dei servizi su tali reti, prevenendo e limitando gli impatti di incidenti che possono  pregiudicare la sicurezza per gli utenti e per le reti interconnesse.

 

Centro di Valutazione e Certificazione Nazionale

Un aspetto particolarmente qualificante delle funzioni svolte dal MiSE in materia di sicurezza cibernetica riguarda il CVCN (Centro di valutazione e certificazione nazionale), istituito con D.M. del 15 febbraio 2019.

Il CVCN costituisce – e soprattutto costituirà, in prospettiva – una tessera decisamente rilevante nel complessivo mosaico della sicurezza cibernetica del Paese, tuttora in fase di completamento.

L’origine di questa struttura è da ricondurre, sul piano normativo, al DPCM 17 febbraio 2017, con il quale è stata a suo tempo definita l’architettura istituzionale della sicurezza cibernetica nazionale relativamente alle infrastrutture critiche materiali e immateriali.

Questo DPCM attribuiva, tra l’altro, al MiSE il compito di promuovere “l'istituzione di un centro di valutazione e certificazione nazionale per la verifica delle condizioni di sicurezza e dell'assenza di vulnerabilità di prodotti, apparati e sistemi destinati ad essere utilizzati per il funzionamento di reti, servizi e infrastrutture critiche, nonché di ogni altro operatore per cui sussista un interesse nazionale”.

Il successivo Piano nazionale per la sicurezza cibernetica e la sicurezza informatica, varato nello stesso periodo dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, nel marzo 2017, ha poi previsto che il Centro in questione venisse istituito presso il MiSE con il compito di verificare l’affidabilità della componentistica ICT destinata ad infrastrutture critiche e strategiche.

Il CVCN è stato conseguentemente istituito, come ho detto con decreto del febbraio 2019, presso il già citato Istituto Superiore delle Comunicazioni e Tecnologie dell’Informazione (ISCTI).

Al fine di assicurare la piena operatività del CVCN si procederà – confidiamo in tempi brevi, con il supporto del Ministero della pubblica amministrazione – alle nuove assunzioni di complessive 77 unità di personale, di cui 60 tecnici adeguatamente qualificati, previste, con il relativo stanziamento di bilancio, dal d.l. 21 settembre 2019, n. 105, convertito dalla legge n. 133/2019, che ha istituito il perimetro per la sicurezza nazionale cibernetica e sul quale mi soffermerò più diffusamente a breve.

Dovremo, in particolare, assumere 35 ingegneri informatici e 25 ingegneri elettronici e delle telecomunicazioni, oltre ad alcune unità che saranno preposte ai profili tecnici ed amministrativi.

Per lo svolgimento delle procedure di reclutamento di questo personale il MiSE, d'intesa con il Dipartimento per la funzione pubblica e con il Dipartimento per l'innovazione tecnologica e la digitalizzazione, a sua volta interessato all'assunzione di 10 unità per le funzioni ad esso attribuite dalla stessa legge 133/2019, ha conferito lo scorso novembre delega alla Commissione per l’attuazione del progetto di riqualificazione delle pubbliche amministrazioni (cosiddetta “Commissione RIPAM”).

Attualmente è in fase di predisposizione il bando di concorso, nel cui contesto abbiamo richiesto che vengano previste anche specifiche prove pratiche, al fine di individuare e selezionare le capacità specifiche richieste dalla particolare e delicatissima funzione.

In attesa delle future assunzioni, la legge n. 133/2019 prevede che il MiSE possa avvalersi di personale appartenente, con talune eccezioni, ad altre Amministrazioni in posizione di “comando”, ma non posso nascondere che stiamo riscontrando, sul piano pratico, non trascurabili difficoltà nell’individuazione delle peculiari professionalità necessarie.

Nelle more, anche in considerazione della necessità di consentire ai futuri nuovi assunti di affinare nella prima fase le competenze necessarie, il CVCN sta avviando collaborazioni con Università e Centri di ricerca altamente specializzati, che ovviamente, vista la delicatezza della materia, forniscano adeguate garanzie non soltanto dal punto di vista scientifico.

Ad oggi, per inciso, è già stata stipulata una convenzione con la Fondazione Ugo Bordoni, struttura sottoposta alla vigilanza del MiSE, che da anni supporta con pregevoli studi e ricerche, tra l’altro, le attività di certificazione condotte dall’Organismo di certificazione di sicurezza informatica (OCSI).

Grazie all’attività del Centro, una volta che andrà a regime, sarà possibile analizzare i prodotti tecnologici prima del loro utilizzo nelle infrastrutture critiche e strategiche e parallelamente sarà previsto anche un meccanismo di “monitoraggio attivo” per la verifica della sicurezza delle reti già realizzate.

Perimetro di sicurezza nazionale

Un’ulteriore iniziativa legislativa di estremo rilievo in materia è costituita dal d.l. n. 105/2019, convertito con modificazioni dalla legge 18 novembre 2019, n. 133, che ha istituito il perimetro nazionale di sicurezza cibernetica.

L’obiettivo è quello di assicurare un elevato livello di sicurezza delle reti, dei sistemi informativi e dei servizi informatici delle amministrazioni pubbliche, degli enti e degli operatori nazionali, pubblici e privati, da cui dipende l’esercizio di una funzione essenziale dello Stato ovvero la prestazione di un servizio essenziale per il mantenimento di attività civili, sociali o economiche fondamentali.

Essi dovranno, pertanto, adottare specifiche misure di sicurezza definite e verificate dal Ministero dello sviluppo economico in relazione al settore privato.

Il provvedimento prevede anche disposizioni per incrementare un procurement più sicuro per i soggetti inclusi nel perimetro nel caso in cui procedano all’affidamento di forniture di beni e servizi ICT destinati ad essere impiegati su reti, sistemi e servizi di particolare rilevanza. Le attività di verifica obbligatorie sarebbero condotte dal CVCN presso il Ministero dello sviluppo economico.

Al fine di dare completa attuazione al provvedimento, dovranno ora essere emanati tre DPCM ed un DPR regolamentare.

In primo luogo, entro quattro mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento, vale a dire entro il 22 marzo 2020, dovranno essere individuati i soggetti pubblici e privati da includere nel perimetro di sicurezza cibernetica e le rispettive reti, sistemi informativi e servizi informatici rilevanti per tali finalità.

Gli operatori così individuati saranno tenuti all’adozione di misure di sicurezza con riferimento agli asset rilevanti e all’obbligo di notifica degli incidenti significativi secondo disposizioni e procedure che saranno definite con un ulteriore DPCM, che dovrà essere emanato entro dieci mesi dalla data di entrata in vigore del provvedimento (22 novembre 2019).

Il Ministero dello sviluppo economico vigilerà sul rispetto dei suddetti obblighi relativamente al settore privato, mentre per i soggetti pubblici la competenza è stata individuata in capo all’AGID. Le categorie di beni, sistemi e servizi ICT oggetto delle verifiche del CVCN saranno a loro volta individuate con uno specifico DPCM, anch’esso da emanare entro dieci mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione.

Le attività di verifica tecnica saranno condotte dal Centro di valutazione e certificazione nazionale del MiSE, secondo modalità, procedure e termini definiti in un distinto regolamento, da adottarsi a sua volta entro dieci mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione.

Il CVCN potrà a tal fine avvalersi anche del supporto di Laboratori esterni, che dovranno essere accreditati sulla base di specifici criteri e procedure che saranno definiti con un ulteriore DPCM, anch’esso da adottarsi entro dieci mesi dall’entrata in vigore della legge di conversione.

Le medesime procedure di accreditamento saranno, inoltre, utilizzate per i CEVA (Centri di valutazione) dei Ministeri dell’interno e della difesa nonché per eventuali altri laboratori presenti presso altre Amministrazioni, in particolare il MEF, che sui tavoli comuni dei lavori preparatori di questi provvedimenti hanno rappresentato la propria autonomia anche tecnologica in materia e che opereranno, quindi, in stretto raccordo con il CVCN, ovviamente garantendo uniformità di procedure e condivisione dei risultati, al fine di assicurare la necessaria efficienza ed economicità delle procedure sia per le pubbliche amministrazioni interessate sia per le imprese.

Sicurezza delle reti 5G - Golden Power

La flessibilità architetturale delle reti 5G rende la sicurezza un tema veramente complesso da gestire, in quanto le relative architetture saranno composte da una pluralità di segmenti che vanno dalla parte di accesso radio fino alla rete core con una vastità di terminali che svolgono funzioni sempre più complesse.  Avremo quindi un insieme molto ampio di elementi che presenteranno diversi aspetti di vulnerabilità.

Inoltre, la stessa gestione delle risorse, pensata per essere attuata in maniera virtuale e dinamica, con procedure sia centralizzate che distribuite, potrebbe essere sede di attacchi mai affrontati finora nelle attuali reti mobili.

Considerati i rischi che potrebbero derivare dalla nuova tecnologia, nell’ordinamento nazionale è già operativa la normativa sull’esercizio dei poteri speciali del Governo (decreto legge 15 marzo 2012, n. 21, convertito con modificazioni dalla L. 11 maggio 2012, n. 56) – cd. GOLDEN POWER, volta a tutelare interessi essenziali della difesa e della sicurezza nazionale nonché gli interessi pubblici relativi alla sicurezza e al funzionamento delle reti e degli impianti e alla continuità degli approvvigionamenti nei settori dell’energia, dei trasporti e delle comunicazioni.

Al fine, quindi, di intensificare le misure di protezione del sistema, già con il d.l. 25 marzo 2019, n. 22, convertito con modificazioni dalla legge 20 maggio 2019, n. 41, è stato introdotto il nuovo articolo 1-bis nella normativa “golden power”, di cui al d.l. n. 21/2012.

La nuova norma disciplina i poteri speciali inerenti le reti di telecomunicazione elettronica a banda larga con tecnologia 5G e prevede, in particolare, l’obbligo di notifica alla Presidenza del Consiglio dei Ministri in relazione alla stipula di contratti o accordi aventi ad oggetto l'acquisto di beni o servizi relativi alla progettazione, alla realizzazione, alla manutenzione e alla gestione delle reti inerenti i servizi di comunicazione elettronica a banda larga basati sulla tecnologia 5G, ovvero all'acquisizione di componenti ad alta intensità tecnologica funzionali alla predetta realizzazione o gestione, quando posti in essere con soggetti esterni all'Unione europea.

In seno alla Presidenza del Consiglio opera a tal fine, come noto, un apposito Gruppo di coordinamento cui partecipa anche il MiSE, al quale sono demandate, nei casi di competenza, le istruttorie relative alle prescrizioni che gli operatori dovranno rispettare nell’ottica di ridurre il rischio di incidenti e attacchi informatici.

Inoltre, il MISE è impegnato nel Comitato di monitoraggio istituito con DPCM 30 settembre 2019, finalizzato alla verifica del rispetto da parte degli operatori TELCO delle prescrizioni definite in sede di Gruppo di coordinamento sulla golden power riguardanti l’adozione di opportune misure di sicurezza nell’approvvigionamento e nella gestione operativa di apparati per i servizi 5G costruiti da produttori extra-europei.

Allo stato attuale sono state presentate n. 14 notifiche da parte degli operatori in merito a contratti di fornitura con soggetti extra UE nei confronti dei quali sono stati adottati provvedimenti con imposizione di alcune prescrizioni volte a:

  • acquisire dagli operatori una descrizione completa e dettagliata della progettazione della sicurezza relativa alla selezione e alle modalità di utilizzo dei componenti oggetto di notifica;
  • assicurare che l’operatore sostenga gli oneri delle prescrizioni nei soli casi in cui sussistano effettivi rischi per il sistema di difesa e sicurezza nazionale e che svolga un ruolo attivo nella loro individuazione;
  • monitorare l’utilizzo di dei componenti oggetto di notifica, tenuto conto che le loro caratteristiche possono variare durante il loro ciclo di vita.

L’impegno del MISE, quale Ministero guida sul fronte della sicurezza cibernetica, è massimo e l’approccio che caratterizzerà la mia azione come Ministro sarà incentrato sull’assicurare la più ampia protezione dei nostri interessi nazionali, in coordinamento con gli altri organismi competenti, con il minimo sacrificio degli interessi di natura commerciale degli operatori che quotidianamente si confrontano con il nostro Ministero.

 

D.   Piazza Wi-Fi Italia e SINFI

Insieme ai grandi piani strategici sopra descritti, il MISE ha, nel corso del tempo, promosso due progetti, Piazza Wi-Fi Italia e SINFI (Catasto delle infrastrutture del sottosuolo), che nel corso del mio mandato intendo ulteriormente rafforzare.

 

Piazza Wi-Fi Italia

Con la pubblicazione del Regolamento europeo sulla promozione della connettività Internet nelle comunità locali (n. 1953 del 25 ottobre 2017), le istituzioni comunitarie hanno voluto dare un deciso slancio allo sviluppo di una piattaforma unica di accesso gratuito ad internet tramite tecnologia Wi-Fi.

Il Ministero dello sviluppo economico, in questo contesto, ha avviato una serie di azioni volte a diffondere su tutto il territorio nazionale, a partire dalle aree più svantaggiate, punti di accesso gratuiti per i cittadini ed i turisti.

Particolare attenzione è stata posta agli interventi infrastrutturali nei Comuni colpiti dal sisma del 2016 e del 2017 e a quelli con popolazione inferiore ai 2000 abitanti.

Attualmente nell’ambito del progetto Piazza Wi-Fi Italia promosso dal MISE in collaborazione con Infratel Italia S.p.A. sono stati attivati 349 Comuni su un totale di 705 registrati e si prevede di completare l’intervento entro giugno del 2020 in funzione anche del tasso di registrazione dei Comuni alla piattaforma on line dedicata.

Al fine di estendere la rete WiFi nei Comuni, con particolare attenzione ai piccoli Comuni e alle zone periferiche delle comunità piccole, medie e grandi, il Ministero ha approvato il piano tecnico operativo del progetto Piazza WiFi Italia con una dotazione di 45 milioni di € (individuati con delibera CIPE numero 61 del 25 ottobre 2018).

Il piano tecnico prevede complessivamente la costruzione di 37.892 nuovi punti WiFi in tutti i comuni italiani e successivamente l’integrazione e federazione delle reti di accesso Wi-Fi, pubbliche e private controllate da un sistema centrale di autenticazione.

Si tratta di uno sforzo senza precedenti per dotare il nostro Paese di un sistema di connessione Wi-Fi moderno e capillare gestito attraverso un’app dedicata.  .

Il mio intendimento è quello di continuare a promuovere il progetto favorendo la federazione di reti Wi-Fi pubbliche già esistenti, penso a Roma Capitale o alla Regione Emilia Romagna che già hanno espresso un interesse in questa direzione, e investendo sulla realizzazione di servizi che insistano sulla rete pubblica a beneficio di cittadini e turisti.

Su questo fronte da qualche settimana Infratel Italia ha concluso un progetto sperimentale in collaborazione con il MARTA – Museo Archeologico Nazionale di Taranto.  In particolare oltre a dotare il museo di una rete Wi-Fi federata con Wi-Fi Italia Infratel in collaborazione con una startup innovativa ha curato la realizzazione di diversi punti Li-Fi all’interno del Museo.

Una caratteristica delle soluzioni LiFi (Light Fidelity) - grazie alla capacità di geolocalizzatore della tecnologia - è quella di consentire uno studio approfondito delle dinamiche di visita e quindi una attenta analisi del marketing e del posizionamento delle opere.  Inoltre la tecnologia LiFi unisce il risparmio energetico (grazie all’uso di lampade a Led) con il vantaggio di fruire, senza ulteriori soluzioni, di un sistema di trasmissione dati alquanto efficiente. La sperimentazione prevede di utilizzare la Tecnologia LiFi come guida multimediale presso il Museo. L’obiettivo è quello di rendere la visita al museo quanto più coinvolgente possibile per il visitatore. La tecnologia LiFi è in grado di attivare i contenuti multimediali quando il visitatore si trova in prossimità dell’opera.

 

Una volta riconosciuto il visitatore un’applicazione dedicata avvia i contenuti relativi all’opera stessa. In questo modo è possibile rendere fruibili, ai visitatori i contenuti multimediali associati alle opere esposte, rendendole godibili a tutti i turisti in maniera indipendente dalle fasce di età del soggetto.

Una prima sperimentazione in un territorio oggetto della massima attenzione del Governo che contiamo di replicare in altri musei e luoghi di interesse storico – artistico del Paese.

 

SINFI (Sistema Informativo Nazionale Federato delle Infrastrutture)

Il SINFI nasce dall’esigenza di mappare le infrastrutture del sottosuolo per rispondere efficacemente in caso di calamità naturali attraverso un’adeguata mappatura del sottosuolo e semplificare le attività degli operatori delle utilities, oltre che la vita dei cittadini, nelle opere di scavo.

L’istituzione del SINFI, il Catasto del Sottosuolo, vuole dare contezza del dispiegamento, su tutto il territorio nazionale, delle reti dei servizi, siano essi di Telecomunicazioni o di Utility quali acque, elettricità, gas e teleriscaldamento.

Il sistema SINFI realizzato in Italia e installato sul datacenter del MISE, è stato aperto al pubblico nella sua prima release ad aprile 2018, ha raccolto e reso disponibili una molteplicità di informazioni relative a tutti i principali operatori di Telecomunicazioni, Elettricità, illuminazione pubblica, gas e gestione delle acque, offrendo importanti vantaggi agli operatori ed agli enti territoriali chiamati rispettivamente a realizzare e verificare progetti per il dispiego di nuove reti.

Tra le principali criticità del sistema messo in campo vi è la difficoltà per le amministrazioni pubbliche e per gli operatori di conferire dati aggiornati al catasto.  Per superare questa criticità e rendere il SINFI pienamente operativo il MISE ha messo in campo una serie di azioni regolamentari ed operativo che intendo ulteriormente rafforzare.

Anzitutto è stata avviata un’attività sanzionatoria nei confronti degli operatori inadempienti ed è, altresì, in corso di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale il DM che regola l’accesso e la condivisione dei dati presenti sul SINFI.

Sotto il profilo operativo il Ministero ha stanziato 5 milioni di euro per sostenere i comuni e gli altri enti locali coinvolti nell’attività di conferimento dei dati al SINFI.

Stiamo raccogliendo i primi frutti di quest’attività coordinata tanto che si è passati da 50 operatori che avevano conferito i dati disponibili a luglio 2018 a oltre 700 nel mese di dicembre 2019 con una decisa e irreversibile inversione di tendenza che vede meno di 200 operatori ancora inadempienti (circa il 20% del totale operatori obbligati).

Nella mia azione ministeriale intendo rafforzare questo strumento arrivando, nel più breve tempo possibile, alla realizzazione di un Catasto delle Infrastrutture completo e aggiornato e che possa essere utile e funzionale per cittadini e imprese. 

In questa direzione il MISE in collaborazione con Infratel Italia S.p.A. e Talent Garden ha organizzato il 19 e 20 ottobre 2019 a Roma il primo Datathon del SINFI, una gara di idee rivolta a sviluppatori, designer, esperti di comunicazione con l’intento di migliorare e rendere maggiormente usabile il software di funzionamento del SINFI.

 

E.   Tecnologie emergenti (AI, Blockchain, Internet delle Cose)

Insieme alla costruzione di infrastrutture di telecomunicazioni diffuse sul territorio nazionale solide e sicuro e necessario che il Ministero dello Sviluppo Economico svolga un ruolo propulsivo nella costruzione e sperimentazione dei servizi che viaggiano sulle reti o abilitati dalle reti di nuova generazione.

Su questo fronte è mia intenzione dare continuità e nuovo impulso a quanto fatto nella precedente gestione del MISE sul fronte delle tecnologie emergenti tanto sul versante comunitario, confermando e rafforzando la partecipazione italiana a progetti europei di interesse strategico come l’IPCEI sulla microelettronica, quanto sul versante nazionale posizionando l’Italia tra i Paesi leader a livello europeo nell’utilizzo e sperimentazione delle tecnologie emergenti in settori strategici per il nostro Paese quali la tutela del made in Italy e la sostenibilità ambientale.

 

Strategie nazionali AI e Blockchain

Nel mese di dicembre 2018 il MISE ha svolto le selezioni per i Gruppi di esperti di alto livello per l’elaborazione la Strategia Nazionale sull’intelligenza artificiale (AI) e la Strategia Nazionale in materia di tecnologie basate su registri condivisi e Blockchain.

I Gruppi di esperti selezionati, composti da 30 esperti per ciascun gruppo, si sono incontrati in Plenaria tra gennaio e maggio del 2019, strutturandosi in sottogruppi. Per il Gruppo Intelligenza Artificiale: etica e alla normativa, ricerca e sviluppo tecnologico, economia dei dati e pubblica amministrazione. Per il Gruppo Blockchain: Casi d’uso- mappatura e condizioni di replicabilità, quadro normativo- sandboxes e vulnerabilità, monete digitali, sistema dei pagamenti e fintech, Educazione, competenze e consapevolezza, potenziamento dei servizi della pubblica amministrazione.

Il gruppo di esperti Intelligenza Artificiale ha elaborato un documento di Proposte per una Strategia italiana per l’Intelligenza artificiale che è già stato sottoposto a consultazione pubblica. Anche il gruppo di esperti Blockchain ha consegnato un documento di Proposte per una Strategia italiana per la Blockchain ed in queste settimane le strutture tecniche del Ministero stanno predisponendo un documento sintetico da sottoporre a consultazione pubblica.

Ritengo essenziale completare il processo di redazione delle Strategie Nazionali entro il mese di marzo così da porre il nostro Paese in linea con le iniziative assunte sul tema a livello comunitario.

 

Case delle Tecnologie Emergenti

Nell’ottica di favorire in maniera armonica e capillare su tutto il territorio lo sviluppo dei servizi 5G, con delibera CIPE n. 61 del 25 ottobre 2018 sono stati stanziati 45 milioni di euro per progetti di sperimentazione, ricerca applicata e trasferimento tecnologico, anche in collaborazione con gli enti territoriali, relativi alle tecnologie emergenti, quali Blockchain, Intelligenza Artificiale, Internet delle cose, collegati allo sviluppo delle reti di nuova generazione 5G. Con decreto del 26 marzo, modificato dal decreto del 5 giugno 2019, è stato adottato il “Programma di supporto tecnologie emergenti nell’ambito del 5G”, diviso in due Assi di intervento: Asse I – Casa delle tecnologie emergenti, con una dotazione di 40 milioni, Asse II – Progetti di ricerca e sviluppo per favorire la trasformazione tecnologica di PMI e startup innovative, con una dotazione di 5 milioni.

L’Asse I ha previsto uno specifico intervento per la realizzazione delle Case delle tecnologie emergenti (sul modello inglese “Digital Catapult”), per realizzare veri e propri centri di trasferimento tecnologico volti a supportare progetti di ricerca e sperimentazione, a sostenere la creazione di startup e il trasferimento tecnologico verso le PMI, scegliendo le sedi nelle città oggetto di sperimentazione 5G, ovvero Torino, Roma, Catania, Cagliari, Genova, Milano, Prato, L’Aquila, Bari e Matera e/o ogni altro comune che dovesse avviare una sperimentazione 5G nel corso di svolgimento del Programma citato.

L’11 dicembre 2019, è stata sottoscritta tra il MISE e il Comune di Matera la convezione per l’avvio a Matera della prima “casa delle tecnologie emergenti”, un progetto di grande valore che vede il coinvolgimento del CNR, dell’Università della Basilicata e del Politecnico di Bari.  Nelle prossime settimane le strutture tecniche del Ministero predisporranno le iniziative amministrative necessarie per avviare la selezione degli altri progetti e come Ministero stiamo compiendo i passi necessari per arrivare al finanziamento di più case delle tecnologie possibili da nord a sud del Paese.

Nell’ambito invece dell’Asse II, il 10 gennaio 2020 è stata approvata la graduatoria finale dei progetti. I 6 progetti, ammessi al finanziamento per un importo complessivo di oltre 4 milioni di euro, riguardano la sperimentazione di forme innovative di mobilità, gestione dei beni pubblici, valorizzazione di beni e attività culturali e dei servizi innovativi per la cittadinanza, proposti dal Comune di Catanzaro, dalle Università di Cagliari, Cassino e Bari, dall’Agid e dalla SIAE.

L’obiettivo più prossimo della mia azione ministeriale è quello di portare a compimento questo importante programma anche in considerazione del grande interesse manifestato dai comuni e dalle sinergie evidenti che questo programma può innescare con il Fondo Nazionale Innovazione – CDP Venture Capital SGR che ha da qualche settimana avviato le proprie attività sotto la regia del MISE e di Cassa depositi e prestiti. Inoltre, sempre sul fronte della sperimentazione delle tecnologie emergenti è in fase avanzata l’interlocuzione con il MEF per la costituzione del Fondo per la sperimentazione delle tecnologie emergenti presso il MISE, così come previsto dalla legge di bilancio 2019.

 

Presidenza della European Blockchain Partnership e adesione al MED7

Accanto alle sperimentazioni in corso nel nostro Paese nel corso dell’ultimo anno il MISE ha portato avanti un’intensa attività a livello internazionale che intendo proseguire e rafforzare.

 Il 9 luglio 2019 l’Italia ha ottenuto la Presidenza della European Blockchain Partnership (EBP) insieme a Svezia e Repubblica Ceca ed il 16 dicembre scorso a Milano nell’ambito dei lavori dello StartupItalia Open Summit abbiamo ospitato una riunione informale della European Blockchain Partnership. L’intento è conferire all’Italia un ruolo di leadership nell’ambito dei progetti europei sulla Blockchain e sotto questo profilo nella settimana appena trascorso abbiamo comunicato all’EBSI che l’Italia ospiterà tre nodi sperimentali della European Blockchain Service Infrastructure – la piattaforma blockchain comunitaria – uno presso il MISE attraverso Infratel Italia, uno presso il Politecnico di Milano e uno presso l’INPS. Si tratta di un'opportunità unica per promuovere ulteriormente la conoscenza e l'utilizzo di questa tecnologia a beneficio di cittadini ed imprese rafforzando la cooperazione in ambito UE.

Il 4 dicembre 2018 è stata inoltre sottoscritta la dichiarazione per lo sviluppo della Blockchain in ambito MED7, il gruppo costituito da sette Paesi del Sud Europa (Italia, Spagna, Francia, Malta, Cipro, Grecia e Portogallo). 

Per i paesi del sud Europa, la Blockchain e, più in generale, le tecnologie basate sui registri distribuiti, possono essere un volano per promuovere le specificità dei nostri territori e tutelare i nostri prodotti da frodi e contraffazioni.  In questa direzione il 19 marzo 2020 ospiteremo a Bari una riunione Ministeriale del MED7 con un focus specifico sull’utilizzo della Blockchain per la protezione dei nostri prodotti in linea con la sperimentazione MISE-IBM sulla filiera del tessile.

Infine, sempre sul fronte internazionale è opportuno sottolineare come l’OCSE stia conducendo proprio in Italia il primo studio in Europa, finanziato dal MISE, che ha come oggetto lo sviluppo dell’ecosistema blockchain italiano e la valutazione dell’impatto che le policy messe in campo hanno determinato sull’ecosistema nazionale.

Lo studio che contiamo di concludere nel mese di giugno 2020 è incentrato sulle implicazioni di questa tecnologia emergente su startup e piccole e medie imprese italiane. Un altro segnale dell’attenzione anche internazionale verso l’azione del MISE su questo terreno e della leadership che nei prossimi mesi ed anni intendiamo consolidare e rilanciare.

 

F.    Politiche per il settore radiotelevisivo

Il settore radiotelevisivo è senza dubbio tra quelli maggiormente incisi dall’avvento del digitale e delle nuove tecnologie.  In questi ultimi mesi abbiamo assistito e stiamo assistendo ad una profonda trasformazione del settore sotto un profilo tecnologico nella fruizione dei contenuti audiovisivi e con un mercato che registra alleanze tra operatori tradizionali e nuovi fornitori di contenuti che anche solo qualche anno fa apparivano impensabili.

Il MISE svolge un ruolo cruciale nel governo del settore di riferimento e nei prossimi anni saremo impegnati su due fronti fondamentali.  Da un lato in ragione della necessità di recepire la direttiva 2018/1808 che modifica la direttiva 2010/13/UE sui servizi media audiovisivi avremo la possibilità di incidere profondamente su un assetto regolamentare ormai non più in grado di sostenere gli operatori nel processo di trasformazione in atto.  Si tratta di un’occasione storica che come Paese non possiamo perdere. Occasione da sfruttare intervenendo con decisione sull’attuale assetto regolamentare, in coordinamento con le autorità indipendenti di settore, per assicurare un mercato più concorrenziale ed un complessivo assetto maggiormente rispettoso del pluralismo informativo.  Una sfida che come MISE raccoglieremo coinvolgendo nelle prossime settimane attraverso l’istituzione di una commissione ministeriale ad hoc i migliori esperti del settore nell’intento di ammodernare un sistema analogico e non più al passo con i tempi.

Sotto altro profilo è nella responsabilità del MISE governare il processo, in atto, di liberazione della banda 700MhZ assicurando le più ampie garanzie per i cittadini e gli operatori coinvolti.

 

Liberazione Banda 700Mhz

Il passaggio al 5G mediante il rilascio definitivo delle frequenze in banda 700MHz aggiudicate dagli operatori delle TLC nell’asta pubblica dello scorso anno (che ha portato nelle casse dello Stato oltre 6 miliardi di euro), richiede un rilevante impegno da parte del Ministero, con diverse procedure e azioni volte a realizzare nei tempi previsti (entro il 20 giugno 2022) il riassetto dell’intero settore televisivo.

Con decreto dell’8 agosto 2018 per armonizzare, coordinare le attività di rilascio della banda 700MHz, favorire lo sviluppo della tecnologia 5G ed elaborare strumenti volti a favorire la trasformazione digitale del settore televisivo (da DVB-T al DVB-T2), è stato costituito il Tavolo TV 4.0 per avviare, con tutti gli stakeholder pubblici e privati coinvolti, il processo di liberazione delle frequenze in bada 700 MHz a favore del 5G e per definire le modalità e le tempistiche di transizione alla tecnologia DVBT-2.

Con la Legge di Bilancio 2019, all’esito di un confronto con tutti gli stakeholder interessati nell’ambito del citato Tavolo, si è operata una riforma complessiva del sistema di ripartizione delle frequenze in vista della liberazione della Banda 700.

Con Decreto Ministeriale 19 giugno 2019, sempre all’esito di un articolato e fruttuoso confronto con gli operatori del settore, è stata approvata la nuova roadmap che traccia le tempistiche per la liberazione della banda 700.

La nuova roadmap suddivide il territorio nazionale in quattro aree geografiche, prevede l’attivazione della codifica DVBT/MPEG-4 nell’ultimo quadrimestre 2021 e dello standard DVBT-2 a livello nazionale nel periodo tra il 21 giugno 2022 e il 30 giugno 2022, ferma restando la facoltà per gli operatori di attivare la codifica DVBT/MPEG-4 o lo standard DVBT-2 prima delle scadenze previste. Il decreto prevede, inoltre, la rottamazione volontaria anticipata delle reti per gli operatori in ambito locale che lo richiedano, con corresponsione anticipata dell’indennizzo previsto dalla legge.

In questo mese è in corso il rilascio dei canali 50-53 dalle provincie di Sassari e Oristano in Sardegna, dal 13 di gennaio, e secondo il cronoprogramma previsto il rilascio proseguirà in Liguria, nelle provincie costiere della Toscana e nella provincia di Viterbo, Roma e Latina entro il 30 maggio del 2020.

Sono state, altresì, pubblicate il 22 luglio 2019 le linee guida per la formazione delle graduatorie per gli operatori in ambito locale, a tutela delle emittenti locali che irradiano in province non coperte da reti di secondo livello. A tutela del pluralismo locale sono, inoltre, previsti vincoli di aggiudicazione di più reti su medesimo territorio da parte di uno stesso soggetto.

Si è inoltre conclusa la procedura per la conversione dei diritti d’uso esistenti, per gli operatori nazionali in diritti di capacità trasmissiva in un nuovo sistema a regime (entro il 30 giugno 2022) che assicura, pur con un numero inferiore di frequenze rispetto all’attuale situazione, di utilizzare maggiore capacità trasmissiva.

Il Ministero, anche grazie al lavoro del tavolo TV 4.0, è ora pronto ad affrontare le procedure di gara per selezionare gli operatori di rete più efficienti che dovranno mettere a disposizione la capacità trasmissiva ai fornitori di servizi media audiovisivi locali. Questi saranno, a loro volta, selezionati con altri bandi di gara nelle aree tecniche individuate nella nuova pianificazione delle frequenze da parte dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM).

Successivamente, si dovranno completare le procedure di assegnazione dei diritti d’uso delle nuove reti agli operatori nazionali; procedure che hanno avuto inizio, lo scorso agosto, con l’assegnazione provvisoria dei primi 10 MUX pianificati dall’AGCOM e che si concluderanno con una gara onerosa, sulla base di criteri che saranno adottati dalla stessa AGCOM, per assegnare due ulteriori MUX nazionali (suddivisi, ciascuno, in due lotti) e pervenire, pertanto, all’assegnazione definitiva di tutti i 12 MUX pianificati.

Inoltre, il Ministero a breve predisporrà - previa consultazione nell’ambito del tavolo Tv 4.0 - anche un altro Decreto interministeriale, ossia quello che definisce le regole e le procedure per indennizzare gli operatori di rete televisive locali che dovranno perdere il loro diritto d’uso delle frequenze per consentire il passaggio al 5G.

L’indennizzo erogato ad ogni operatore di rete, verrà quantificato sulla base dell’ammontare complessivamente stanziato dalla legge di bilancio 2018, pari a circa 303 milioni di euro .

Si tratta di un processo che vede impegnato il MISE in tutte le sue articolazioni e che ci vedrà impegnati nei prossimi mesi e anni con l’intento di ridurre al minimo i disagi per gli operatori e i cittadini in questa fase di cambio tecnologico. 

Ritengo che, con il contributo di tutti gli attori coinvolti proseguendo un dialogo virtuoso con il Ministero, possiamo raggiungere gli ambiziosi risultati che ci siamo posti nei tempi stabiliti.

 

Voucher per decoder e smart TV

Un tassello fondamentale dello switch-off che è alle porte è rappresentato dalla necessità di assicurare che le fasce deboli della popolazione siano poste nelle condizioni di fruire della nuova TV digitale.

La legge di Bilancio 2019 ha stanziato 151 milioni di euro in favore dei cittadini con ISEE fascia 1 e 2 per l’acquisto di decoder televisori abilitati alla ricezione del nuovo segnale, per evitare disagi agli utenti finali che potrebbero derivare dalle trasformazioni tecnologica delle reti televisive sia nazionali che locali e, quindi, dalla necessità di adeguare anche i televisori.

Il Decreto del 18 ottobre 2019, ha previsto l’erogazione di contributi fino a 50 euro  alle famiglie meno abbienti per l’acquisto di decoder o di nuovi TV adeguati a trasmettere con le nuove tecnologie DVB-T2/HEVC. Tale importante misura che ha avuto peraltro l’autorizzazione preventiva della Commissione europea, ha una durata triennale ed è stata avviata nel mese di dicembre scorso e accompagnata da una capillare azione informativa attraverso la predisposizione di uno spot televisivo ad hoc veicolato come comunicazione istituzionale.

Al 16 gennaio 2020, in particolare, sono stati erogati 15.963 voucher di cui 14.061 per TV e 1.902 per decoder. E’ evidente che si tratta di primi dati parziali ancora poco significativi che contiamo di migliorare anche attraverso una più organica azione di comunicazione che sarà curata dal MISE in collaborazione con i broadcaster e le associazioni rappresentative di questi ultimi.

Servizio Pubblico Radiotelevisivo - RAI

La RAI riveste un ruolo centrale nelle politiche per il sistema radiotelevisivo messe in campo dal Ministero dello Sviluppo Economico.

In attuazione del Contratto di servizio MISE-RAI, sono state istituite le tre Commissioni paritetiche previste dal nuovo contratto di servizio con la concessionaria del servizio pubblico radiotelevisivo.

Sono state approvate le linee guida operative cui dovranno essere ispirate le intese tra la stessa azienda e le associazioni di categoria dei produttori, maggiormente rappresentative, in ordine alla durata e all’ambito dei diritti di sfruttamento radiofonico, televisivo e multimediale ha concluso il proprio lavoro con la pubblicazione delle linee guida il 19 luglio 2019. 

Sono state avviate una serie di iniziative volte a favorire la trasformazione digitale della RAI in linea con quanto previsto nel nuovo piano industriale. Il 24 giugno 2019, in collaborazione con il Comune di Torino, ha preso il via la prima sperimentazione della tecnologia 5G in ambito audiovisivo. Il Centro Ricerche Rai -  nel corso dello spettacolo in piazza in occasione delle celebrazioni di San Giovanni – ha sperimentato la diffusione di immagini ad alta definizione 5G in modalità broadcast.

Nel mese di settembre la componente del Ministero dello Sviluppo economico della Commissione paritetica prevista dal Contratto nazionale di servizio ha formulato le determinazioni di propria competenza ritenendo il Piano industriale della Rai per il triennio 2019-2021 compatibile con quanto previsto dal Contratto stesso. La Commissione paritetica ha convenuto, inoltre, di monitorare la tempistica di attuazione del Piano attraverso riunioni bimestrali che si tengono come da programma. A tal proposito giova ricordare che il MiSE sta attuando il monitoraggio anche attraverso l’audizione dei direttori RAI maggiormente coinvolti nel processo di cambiamento organizzativo interno al fine di poter valutare meglio l’impatto del piano sulla struttura aziendale.

Ritengo che la RAI possa e debba svolgere un ruolo trainante nella trasformazione digitale del Paese e in questa direzione il nuovo piano industriale pone un’attenzione particolare, in linea con il contratto di servizio, allo sviluppo digitale del servizio pubblico radiotelevisivo. Come Ministero sosterremo, nei limiti delle nostre attribuzioni, lo sforzo che sarà condotto dalla RAI come traino per l’intero sistema radiotelevisivo nazionale.

 

Radio Digitale (DAB+)

Un ulteriore tassello fondamentale della strategia digitale che come Ministro intendo proseguire e rafforzare riguarda il passaggio dall’analogico al digitale del sistema radiofonico.

Dopo anni di attesa la legge di bilancio 2019 ha disposto la pianificazione e assegnazione delle frequenze in VHF per la radiofonia digitale e, solo ove necessario, per il servizio televisivo digitale terrestre. Conseguentemente con Piano definito da AGCOM, con il rilascio della banda 700MHz ed il riassetto del sistema televisivo ci sarà la disponibilità di un numero maggiore di frequenze per la radio digitale.

Il MISE sta inoltre effettuando ad una serie di incontri di coordinamento con gli Stati radio elettricamente confinanti, per ottenere un maggior numero di frequenze coordinate per l’Italia o comunque una migliore distribuzione delle stesse rispetto all’Accordo di Ginevra 06, per consentire la pianificazione sia di una rete tv che reti nazionali e locali in numero adeguato per la radio digitale.

Per supportare la diffusione di apparecchi riceventi con il sintonizzatore digitale, con la legge n. 205/2017 è stato previsto l’obbligo di vendere all’ingrosso dal 1° giugno 2019 e al dettaglio dal 1° gennaio 2020, apparecchi con il sintonizzatore digitale integrato negli apparecchi dotati di sintonizzatore della radio analogica. Detta previsione ha anticipato quanto poi disposto dal nuovo Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche, da recepire entro il 21 dicembre 2020, che ha incluso una disposizione analoga per le autovetture di nuova immatricolazione, lasciando la possibilità per gli Stati membri di estendere la prescrizione ad altri apparecchi a condizione di limitare l’impatto sul mercato dei ricevitori di radiodiffusione di valore modesto ed escludendo i prodotti nei quali il ricevitore radio è puramente accessorio.

G.  Servizio Postale

La trasformazione digitale sta investendo in maniera totalmente trasformativa il settore postale e su questo fronte, lo scorso 30 dicembre 2019, abbiamo colto una occasione in qualche modo storica per orientare lo sviluppo di questo settore, approvando il Contratto di programma tra il Ministero dello sviluppo economico e Poste Italiane S.p.A. per l’erogazione del servizio postale universale.

Sullo schema di contratto suddetto, sono stati acquisiti i pareri favorevoli di AGCOM, del Ministero dell’economia e delle finanze e delle Commissioni parlamentari competenti.

Il nuovo Contratto, ad invarianza dei costi a carico dello Stato, in aggiunta agli attuali obblighi di servizio universale, prevede la promozione di forme innovative di servizi utili ai cittadini, alle imprese ed alle pubbliche amministrazioni.

Mantenendo una rete capillare di circa 12.800 Uffici sul territorio nazionale, Poste Italiane è in grado di assicurare un servizio di prossimità per i cittadini che, nell’ottica di una sempre maggiore digitalizzazione dei servizi postali, consente di fornire un concreto supporto alle fasce di utenza residenti nelle aree interne del Paese o con minore densità abitativa.

In particolare, nel nuovo contratto di servizio si prevede che nei Comuni con popolazione residente fino a 5.000 abitanti, Poste Italiane S.p.A. si impegni a:

  • mettere a disposizione in tutti i Comuni la connessione WI-FI gratuita presso almeno un ufficio postale;
  • proseguire il piano di installazione degli ATM presso gli uffici postali dei Comuni che ne facciano richiesta, secondo un piano operativo che sarà costantemente aggiornato;
  • offrire, alle amministrazioni che ne facciano richiesta, il servizio di tesoreria nel rispetto delle norme vigenti in materia;
  • presentare un piano di interventi strutturali finalizzato ad una sostanziale riduzione e, ove possibile, al completo superamento delle barriere architettoniche negli uffici postali;
  • assicurare, attraverso la corretta installazione di impianti di videosorveglianza, la messa in sicurezza delle persone, dei lavoratori e dei beni negli uffici postali.

Poste Italiane, senza oneri per lo Stato, nel corso dei negoziati su sollecitazione del MISE si è inoltre impegnata a realizzare:

  • un incubatore di start up per il settore della logistica in modo da irrobustire le politiche di Open Innovation da tempo avviate dall’operatore postale;
  • a modernizzare le cassette di impostazione in una logica IoT dotandole di sensori in grado di misurare gli invii e rendere per tal più efficiente il servizio di spedizione;
  • ad installare a domicilio dei destinatari che lo consentano apparati (cd. locker) per semplificare le attività di consegna e spedizione di posta e pacchi.

Sempre in tema di mercato postale ed in conclusione del mio intervento, ricordo che con l’emanazione nel luglio 2018 del “Disciplinare delle procedure per il rilascio dei titoli abilitativi per l’offerta al pubblico dei servizi postali di notificazione di atti giudiziari e di violazioni al codice della strada”, sono diventate operative le norme volte al superamento della storica riserva che Poste Italiane S.p.a. gestiva in monopolio.

Nel corso del 2019, sono state rilasciate ad operatori postali privati 12 licenze individuali speciali per svolgere tale servizi. Nell’azione del Ministero intendo proseguire nel processo di progressiva liberalizzazione in atto dei servizi postali ed in relazione alle criticità riscontrate nell’assolvimento agli obblighi formativi prescritti dal regolamento di AGCOM e nella successiva disciplina applicativa definita dal competente Ministero della Giustizia, recentemente anche oggetto di una specifica segnalazione a Parlamento e Governo da parte dell’Antitrust, in quanto considerate un ostacolo all’apertura del mercato, è stata promossa da parte dell’Autorizzazione nazionale anticorruzione, l’attivazione di un tavolo interministeriale allargato, cui il MiSE ha partecipato attivamente, insieme all’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, all’Antitrust e al Ministero della Giustizia.

 


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