Hydrogen Challenge, l'intervento del Ministro

Giovedì, 10 Ottobre 2019

L'idrogeno per un futuro decarbonizzato

Un momento dell'incontro


Il Ministro Patuanelli è intervenuto oggi a Roma alla prima giornata di “The Hydrogen Challenge – 2019 Global ESG Conference”, evento dedicato alle potenzialità dell’idrogeno come vettore energetico pulito nel contesto della lotta ai cambiamenti climatici. L'iniziativa è patrocinata dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dal CNR.

 

Intervento del Ministro

"In questo evento si parla di futuro e per me, che sono padre di tre figli, è molto interessante parteciparvi. Accanto all’attenzione per l’argomento, soprattutto perché sono ingegnere, ho anche impegni istituzionali. 

Sono molto lieto di prendere parte a questo incontro in cui istituzioni e importanti operatori del settore energetico dimostrano sempre consapevolezza e attenzione alla transizione energetica. Siamo in una fase particolare della storia: è la prima volta che tutta la società vuole prendere parte a questa partita in cui in palio c’è il futuro.

La transizione deve parlare soprattutto di innovazione, di competitività legata al rispetto ambientale, di riconversione e soprattutto di accompagnamento graduale da parte del Governo, per garantire che non ci siano shock al sistema industriale e produttivo.

Al contrario è necessario un patto con le imprese che non deve essere un patto scritto, ma legato al riconoscimento del loro ruolo nel Paese.

Credo molto nella possibilità di cogliere le potenzialità delle sfide e delle opportunità offerte da questa transizione. Il Governo deve impegnarsi a sostenere queste potenzialità, con strategie ed azioni, frutto anche di ascolto di operatori economici e cittadini.

Molte opportunità certamente sono offerte dall’evoluzione di alcune delle tecnologie necessarie, in particolare nei settori dell’efficienza e delle fonti rinnovabili, che hanno raggiunto un grado di maturità tecnologica e di costi che fa ben sperare per il futuro. Queste premesse non fanno venir meno la necessità di un grande impegno per lo sviluppo di tecnologie “collaterali” e di regole abilitanti, per arrivare, nel lungo periodo, a una effettiva neutralità climatica del sistema produttivo e dei consumi.

Appena insediato, ho avuto modo di dichiarare che dobbiamo fare un patto verde con le imprese che faccia diventare la protezione dell’ambiente motore economico del Paese.

Troppo spesso si parla di protezione ambientale come un ostacolo per le aziende, come delle limitazioni con cui dover fare compromessi, ma non è così. Ora l’ambiente è parte del motore economico dello sviluppo sostenibile.

Da parte sua, il Governo intende operare in modo coeso in questo senso.

Già quando ci siamo presentati alle Camere per la fiducia, il Presidente Conte ha individuato tra i cardini del programma di governo un green new deal, che promuova tra l’altro la riconversione energetica verso un progressivo e sempre più diffuso ricorso alle fonti rinnovabili, e il contrasto ai cambiamenti climatici. Questo intendimento ha trovato prime indicazioni strategiche nella Nota di aggiornamento del documento di economia e finanza 2019, approvato ieri dal Senato, e si concretizzerà in diversi strumenti normativi, a partire dalla prossima legge di bilancio e poi nei provvedimenti che nel corso del 2020 adotteremo per attuare il pacchetto delle recenti direttive sui mercati energetici, sull’efficienza e sulle fonti rinnovabili.

Non partiamo certamente da zero: il nostro Paese ha conquistato in questi anni una posizione di forte rilievo su questi temi, grazie al veloce avanzamento sui target al 2020.

L’Italia ha sottoposto all’Unione Europea la propria proposta di Pniec - Piano nazionale integrato per l’energia e il clima, con il quale sono stati indicati i contributi nazionali agli obiettivi comunitari 2030 sulle cinque dimensioni dell’energia, vale a dire decarbonizzazione (comprese le fonti rinnovabili), efficienza energetica, sicurezza energetica, mercato unico dell’energia, innovazione & competitività.

Gli obiettivi del nostro Piano, redatto dal Ministero dello sviluppo economico in collaborazione con i Ministeri dell’ambiente e delle infrastrutture, sono stati positivamente valutati dall’Unione Europea, che tuttavia ha raccomandato di delineare più dettagliatamente le misure che saranno adottate per raggiungere gli obiettivi fissati. Stiamo aggiornando il Piano, valorizzando anche i contributi della consultazione pubblica e le proposte delle autonomie locali e dando più chiarezza sul tema della carbon neutrality al 2050, connesso alla strategia di lungo termine.

Entro la fine del 2019 la versione finale del Piano sarà trasmessa all’Unione Europea. Insieme al Piano finale, chiarisco che trasmetteremo all’UE anche la nostra Strategia di lungo termine per la neutralità climatica, alla quale stiamo lavorando, di nuovo con i Ministeri dell’ambiente e delle infrastrutture, oltre che con il Ministero delle politiche agricole.

C’è chi sostiene che il nostro Piano debba avere obiettivi più ambiziosi: la realtà è che i nostri obiettivi in materia di sostenibilità sono tra i più sfidanti in Europa e che obiettivi ancora più elevati sarebbero paradossalmente controproducenti perché frenerebbero altri Paesi europei a dare il proprio contributo, cosa invece necessaria.

Si sostiene che si può fare di più, ma i risultati del Piano raggiunti sono ragguardevoli. Noi siamo disponibili a fare degli sforzi. Ci mettiamo energia ed impegno per avere risultati, ma chiediamo anche agli altri Paesi della UE di impegnarsi per avere risultati. Prima si adeguino gli altri Paesi europei e poi noi affronteremo la discussione di come raggiungere obiettivi ancora migliori.

D’altra parte, il Piano non esaurisce l’impegno del nostro Paese per la decarbonizzazione: ne è testimonianza il green new deal, nel cui ambito affronteremo ulteriori temi, come l’economia circolare e la rigenerazione urbana per la quale abbiamo già destinato 140 milioni nel decreto crescita introducendo un incentivo finalizzato alla riconversione produttiva nell’ambito dell’economia circolare (è in corso la predisposizione del DM attuativo).

È stato fatto un grande sforzo per abbattere le emissioni, ma una delle chiavi di successo è la riduzione dei consumi. In questo quadro l’efficientamento degli immobili è fondamentale e costituisce il tassello essenziale per la sfida della rigenerazione urbana.

Qui si inserisce il tema di cui si parla oggi, ossia come l’idrogeno prodotto a partire dall’energia rinnovabile possa contribuire agli obiettivi di decarbonizzazione e sicurezza al 2050, operando come vettore di integrazione tra il sistema elettrico, il sistema dei trasporti e il sistema del gas naturale.

L’idrogeno green (prodotto attraverso elettrolisi da fonti rinnovabili), in principio:

  • può svolgere il ruolo di stoccaggio di lungo termine di energia da fonti rinnovabili,
  • può essere riutilizzato, riconvertito in energia elettrica,
  • oppure trasformato in altri vettori, come lo stesso metano.

Si tratta di una prospettiva attraente in particolare per il nostro Paese, considerando la capillarità delle infrastrutture gas e la disponibilità di sistemi di stoccaggio.

Guardando alla Strategia di lungo termine, emerge in modo ancora più netto la necessità di integrare il sistema energetico, oggi costituito da settori (gas, elettrico, prodotti petroliferi) solo parzialmente tra loro comunicanti, in termini di infrastrutture, mercati e regole. Il futuro esige che, fermo restando un continuo miglioramento dell’efficienza oltre che dei costi delle tecnologie, la produzione sia tutta o quasi da rinnovabili che, pure con diverse fonti, impongono un salto tecnologico e direi anche organizzativo per mantenere sicurezza, flessibilità, accessibilità dei costi.

Come in tutte le tecnologie, ci sono ancora aspetti critici o almeno punti di debolezza su cui lavorare.

La ricerca e i primi progetti su campo dovranno affrontare e dare risposta anche a questi aspetti, tra cui i costi finali del prodotto (ogni trasformazione energetica comporta perdite e maggiori costi), gli assetti ideali o comunque più efficienti su cui concentrare l’attenzione, una normativa tecnica abilitante in materia di uso, stoccaggio e trasporto dell’idrogeno.

La sfida è grande e occorre lavorarci da subito, con ricerca, sviluppo, innovazione, a livello nazionale ma anche promuovendo la cooperazione europea e internazionale.

L’impegno del Mise è focalizzato nel creare le condizioni di sistema affinché la partecipazione del Sistema Italia - mondo industriale, degli enti e centri di ricerca - ai programmi internazionali e comunitari, sia più incisiva, fino a divenire vero elemento catalizzatore del nuovo paradigma energetico richiesto dalla transizione.

Come Governo, stiamo avviando in concreto le previsioni del Piano energia e clima sull’idrogeno attivando diversi strumenti:

  • il Piano triennale per la ricerca di sistema del settore elettrico (2019-21), approvato ad agosto scorso in collaborazione con Arera, che prevede una linea di ricerca dedicata ai sistemi di accumulo, compreso il power to gas che andrà a verificare le modalità ottimali per l’uso innovativo della rete gas per l’accumulo e la distribuzione di gas diversi da quello naturale, come idrogeno e metano sintetico, partendo da energia elettrica rinnovabile. 
    L’interesse in questo caso è capire le potenzialità in termini di bilanciamento del carico sulla rete elettrica, guardando ai forti incrementi attesi di fonti non programmabili (eolico e fotovoltaico) e alle necessità di sviluppare contestualmente cospicui sistemi di accumulo, come quello che la rete gas potrebbe appunto prepararsi a fornire;
  • l’avvio a concreta attuazione del programma internazionale Mission Innovation, che ha tra i propri scopi lo studio dell’affiancamento tra rinnovabili e idrogeno, in modo da individuare e intensificare le azioni chiave necessarie per far sì che l’idrogeno divenga conveniente anche in termini di costo. Il nostro Paese riuscirà a rispettare l’impegno di raddoppiare gli investimenti pubblici in ricerca per le tecnologie pulite, le risorse sono già state reperite e programmate e possiamo partire dai prossimi mesi con l’attuazione concreta;
  • lo sviluppo del Tavolo sull’idrogeno, avviato lo scorso giugno al Ministero dello sviluppo economico, cui hanno aderito oltre 40 operatori, tra enti di ricerca e imprese tra cui ovviamente SNAM, per la definizione delle priorità nel settore. E’ un tavolo che intendiamo portare avanti e che auspichiamo consenta di definire un programma integrato di lungo termine per lo sviluppo tecnico ed economico delle tecnologie per la produzione, il trasporto, lo stoccaggio e il riutilizzo dell’idrogeno.
  • le nuove norme che stiamo elaborando per la legge di bilancio e le iniziative cui si sta lavorando per tenere insieme esigenze ambientali e tessuto produttivo, potenziando gli obiettivi di Impresa 4.0, creando meccanismi virtuosi a sostegno dell’innovazione in questo campo e semplificando l’accesso ai benefici.

In questo contesto, un ruolo senza dubbio di rilievo può essere svolto da Snam Rete Gas che sa integrare le proprie attività di ricerca, sviluppo e dimostrazione con i programmi nazionali e internazionali sul tema e pensare all’uso della rete gas, già centrale nella transizione energetica, anche in chiavi innovative.

Partecipazione attiva ai contesti internazionali ed europei, tavolo nazionale idrogeno, dialogo e collaborazione con i gestori delle infrastrutture, impegno del Governo a coordinare, guidare e sostenere anche finanziariamente le attività: credo sia un primo buon esempio di come possa realizzarsi un patto con le imprese per dare concretezza al green new deal.

Per raggiungere buoni risultati e in tempi rapidi dobbiamo collaborare attivamente sui diversi fronti. Per questo proprio oggi riusciamo a dare un bel segnale essendo tutti portatori d’interesse, non solo come istituzioni e imprese, ma soprattutto come cittadini".

 

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