Il Ministro Di Maio partecipa alla Giornata Qualità Italia

Mercoledì, 20 Marzo 2019

 

Il Ministro Luigi Di Maio è intervenuto oggi a Palazzo Barberini alla cerimonia di consegna dei Premi Leonardo 2018 (Giornata Qualità Italia).

 

Intervento del Ministro

 

"Sono lieto di avere il privilegio di aprire questo incontro in cui, come ogni anno, viene dato pubblico riconoscimento all’eccellenza di imprese, manager e uomini di cultura che portano in alto il nome dell’Italia nel mondo.

Permettetemi di rivolgere un saluto particolare al Presidente Mattarella che in questa circostanza dimostra come anche il più alto grado delle Istituzioni riconosce il ruolo vitale che l’imprenditoria, a vari livelli, svolge nel nostro Paese.

Il 2019 ha un sapore speciale anche per un altro motivo: come tutti sapete, quest’anno celebriamo i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci riconosciuto dall’immaginario collettivo, nazionale e internazionale, come il genio universale.

Leonardo ha saputo essere contemporaneamente ingegnere e artista, tecnico e inventore, maestro e sognatore: ciascuno di voi che oggi riceve  questo riconoscimento rappresenta un pezzo di quel talento che riesce a distinguersi ancora, dando lustro a tutto il nostro Paese nei campi più disparati.

Voi costituite la spina dorsale del nostro Paese, assieme alle migliaia di PMI che ogni giorno danno lavoro a milioni di persone. Non mi stancherò mai di ripetere questo concetto, voi siete i veri protagonisti del nostro tempo che contribuiscono a mantenere saldo il tessuto sociale su cui si fonda la nostra bellissima Repubblica democratica.

Qui oggi si premia l’eccellenza del lavoro, il primato della tenacia e della qualità. Si premia quello che ci rende ogni giorno grandi nel mondo e che ci ha permesso, nei decenni, di diventare il marchio di qualità più riconosciuto a livello internazionale. Parlo naturalmente del made in Italy, un concetto che nel tempo, e specialmente in questa epoca, si è riempito di nuovi significati.

Oggi, infatti, dire made in Italy non vuole dire più semplicemente “fatto in Italia”, e non basta più nemmeno spingere sulla qualità intrinseca dei prodotti, o sulla cura della nostra manifattura, per rendere l’idea complessiva del suo significato. Non bastano più queste parole per esprime il made in Italy. Perché oggi, produrre in Italia, è qualcosa che trascende dalla qualità del prodotto di cui stiamo parlando.

Produrre in Italia, essere vero made in Italy, vuol dire ritrovarsi in quella casa che la modernità, con i suoi ritmi vorticosi, ha rischiato più volte di spazzare via. Ma attenzione, non per colpa della modernità in sé - che è un valore in termini assoluti, in quanto parla di futuro e progresso – piuttosto per la difficoltà oggettiva dei nostri tempi, di governare i processi legati alla modernità.

Spesso, infatti, la reazione più scontata di fronte al cambiamento è proprio la paura. È una reazione umana, normale. Perché dinanzi a una scossa che può cambiare le nostre prospettive nessuno può rimanere indifferente.

Il nostro made in Italy è grande perché non si è fatto condizionare dalla paura del cambiamento. Voi, che verrete premiati oggi, avete portato il made in Italy ad un altro livello, ma non per snaturarlo.

Il contrario, lo avete fatto per mantenerlo tale. Lo avete fatto con amore. Ed è grazie a voi se, ancora oggi, possiamo dire orgogliosamente che il made in Italy ci rende grandi nel mondo.

Viviamo in un’epoca ricca di contraddizioni, un’epoca che dobbiamo interpretare ogni giorno, un’epoca - come dicevo - in cui tutto va a una velocità che a volte crea smarrimento e che ci fa sentire deboli di fronte al mondo che ci si prospetta davanti.

Questa, che voi interpretate alla perfezione, è l’epoca del coraggio, che consente di fare scelte che cambiano la direzione, anche quella di un’attività imprenditoriale, verso un nuovo rinnovamento.

Il coraggio che spinge nella direzione del rinnovamento si deve mescolare con l’esperienza dei nostri padri, dei nostri nonni; con l’esperienza di persone che hanno un vissuto e da cui attingere quella filosofia che serve, necessariamente, per bilanciare la spinta verso un rinnovamento che non può più attendere.

Qui il mio pensiero va al nostro Presidente della Repubblica, la figura che più di ogni altra ha saputo interpretare e bilanciare il coraggio del cambiamento e l’esperienza della nostra storia, in nome dell’amore per il nostro Paese.

La nostra intenzione come Governo è quella di sostenere ogni impresa, anche la più piccola, nell’affrontare i processi di internazionalizzazione, e per questa ragione abbiamo messo in campo ingenti risorse a favore delle piccole e medie imprese che oggi possono conquistare mercati prima inarrivabili oltre che consolidarsi su mercati su cui siamo da tempo presenti.

Per queste ragioni dobbiamo evitare che le tensioni commerciali e le fibrillazioni che determinano gli aumenti dei dazi creino problemi ulteriori alla nostra economia e all’export delle nostre imprese. Gli Stati Uniti sono uno dei mercati fondamentali per il nostro export. Negoziare con l’Unione Europea un accordo di liberalizzazione tariffaria per i prodotti industriali e concordare un'intesa sulla valutazione di conformità per molti dei settori del nostro export, rappresentano quindi elementi di sicuro vantaggio per noi.

Meno dazi da pagare e possibilità di effettuare procedure di certificazione, qui in Europa, senza doverle replicare negli Stati Uniti, con una riduzione dei costi a carico delle nostre imprese: sono questi i risultati a cui puntiamo e su cui stiamo lavorando insieme alla Commissione Europea.

Allo stesso tempo, però, le frontiere che vogliamo varcare non sono solo legate ai confini fisici, ma riguardano ben altre sfide: dobbiamo essere pronti a creare, produrre, distribuire e vendere nuovi prodotti che possano soddisfare il gusto sempre più ricercato dei consumatori. Stiamo concentrando molti sforzi affinché ogni impresa, grazie alle misure del Governo, sia in grado di dotarsi di maggiori strumenti e avere a disposizione nuove tutele che rendano ogni azienda più competitiva.

A riprova di quanto detto, sia nell’ultima legge di Bilancio che nei provvedimenti dei prossimi giorni stiamo lavorando per imprimere uno shock positivo al sistema produttivo, anche in vista del rallentamento dell’economia globale: puntare su digitalizzazione, innovazione e formazione è indispensabile per riuscire ad affrontare le sfide ineludibili che attendono tutte le imprese di oggi, sempre più coinvolte nelle catene globali del valore.

Abbiamo confermato, rivisto e introdotto misure calibrate soprattutto per la piccola dimensione che rappresenta un pilastro della nostra economia, come dicevo la sua spina dorsale. L’attenzione del Governo è forte non solo sul posizionamento delle nostre imprese nei mercati internazionali: a breve sarà operativo un provvedimento organico che prevede numerose misure a tutela delle nostre produzioni.

Rafforzeremo la lotta alla contraffazione e al fenomeno dell’Italian Sounding e introdurremo strumenti a tutela di quei marchi storici tipici di alcuni territori che rappresentano ovunque la garanzia della nostra qualità e della nostra tradizione. Inoltre, abbiamo un occhio particolarmente sensibile ai nostri giovani per i quali abbiamo varato altre misure a favore delle start up e non solo: siamo consapevoli che occorra una revisione del sistema della formazione e della ricerca non più considerabili solo preamboli all’attività di impresa.

Vogliamo creare le condizioni perché si possa instaurare un dialogo costante e proficuo tra chi studia, inventa, brevetta e chi realizza: solo così sarà possibile un nuovo rinnovamento in grado di attirare i nostri ricercatori che continuano a vincere premi in ogni campo, ma sempre più spesso fuori dai confini nazionali.

Quindi permettetemi di concludere ringraziandovi, perché date lustro a quella grande fetta di Italia che ancora crede nel talento e di fronte alle avversità non si ferma, ma riesce a tirare fuori il meglio di sé.

Vi assicuro che noi continueremo a fare la nostra parte creando condizioni abilitanti alla crescita sostenibile che però, senza il costante impegno di ciascuno di voi, non può realizzarsi. Sono sempre più convinto che questo è il momento di uscire dal paradigma della massificazione per riportare la persona al centro di ogni progetto, anche imprenditoriale: solo in questo modo ciascuno potrà dare il meglio di sé, a beneficio proprio e dell’intero sistema sociale".


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