Il Ministro alla Camera - Question time del 24 ottobre 2018

Mercoledì, 24 Ottobre 2018

Il Ministro Luigi Di Maio interviene al Question Time presso la Camera dei Deputati.

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Qui le risposte del Ministro Luigi Di Maio


Green economy, ecobonus  

Prima di tutto voglio dire che la sensibilità di questo governo per l’ambiente è enorme, pari a quella che abbiamo per i diritti sociali dei cittadini che sono stati progressivamente calpestati negli anni.

Devo dire che la stessa sorte è toccata all’ambiente. Penso non solo all’inquinamento da idrocarburi, ma anche al consumo di suolo, alle trivellazioni forsennate, al prosperare degli inceneritori andando contro le linee programmatiche dell’Unione Europea, alla terra dei fuochi. Proprio nel contratto di governo che tiene insieme le due forze politiche di maggioranza, uno dei capitoli più corposi e dettagliati è dedicato all’ambiente e alla sua salvaguardia. E il MoVimento 5 Stelle è da sempre in prima linea su questi temi. 

Fra i nostri principali obiettivi c’è il compito, come Governo, di sostenere la “green-economy”, la ricerca, l’innovazione e la formazione per lo sviluppo del lavoro ecologico e per la rinascita della competitività del nostro sistema industriale, con l'obiettivo di “decarbonizzare” e “defossilizzare” l’Italia, promuovendo quell'economia circolare.

Stiamo avviando azioni mirate ad aumentare l’efficienza energetica in tutti i settori e incrementare la produzione da fonti rinnovabili, prevedendo al contempo una pianificazione nazionale che rafforzi le misure per il risparmio e l’efficienza energetica e che riduca i consumi attuali.

Anche nella valutazione complessiva relativa all’attività di ricerca ed estrazione dal sottosuolo, si sta ponendo al centro delle iniziative la sostenibilità ambientale, la sicurezza e la salute dei cittadini per la costruzione di un ecosistema a zero emissioni.

Riguardo all’emanazione del decreto sulle fonti di energia rinnovabile, voglio precisare che in questo periodo c’è stata una concertazione prevista dalla legge, ormai in via di conclusione, e finalizzata ad individuare le migliori condizioni per contemperare il sostegno alle fonti rinnovabili e la tutela dell’ambiente. E’ per questo che quando siamo arrivati abbiamo deciso di non emanare tout court il progetto già previsto dal precedente Ministro, ma abbiamo voluto rivedere alcuni punti fondamentali del decreto sulle fonti di energia rinnovabile.

Per quanto riguarda l’“ecobonus” il MiSE ha già predisposto la proroga annuale della misura e sta lavorando per una possibile ulteriore proroga da apportare in Parlamento,  nella convinzione che un orizzonte temporale più lungo possa stimolare il settore delle costruzioni e i settori produttivi interessati a mettere in campo un’offerta più strutturata. Un orizzonte di medio termine potrà incidere in positivo sul tasso annuale di richieste, favorendo una migliore programmazione degli interventi, e garantendo un miglior risultato anche in termini di efficienza energetica generata. Parallelamente abbiamo avviato una interlocuzione con il MIT, per rivedere in maniera organica il sistema di detrazioni attuali nell’ottica di premiare maggiormente gli interventi di efficienza più virtuosi, anche in vista degli obiettivi europei sui quali saremo chiamati a dare risposte già nella stesura del Piano nazionale per l’energia ed il clima.

Non solo quindi proseguiremo su questa strada, ma potenzieremo e innoveremo. Questo permetterà di essere in linea con gli obiettivi di efficienza energetica e di apporto delle fonti rinnovabili alla generazione e consumo di energia, e ci consentirà di creare nuovi imprenditori, nuove imprese e nuovi posti di lavoro in questo settore.        


TAP

Sul TAP stiamo aspettando le valutazioni finali del Ministero dell’Ambiente, che dovrebbero arrivare in questi giorni.

Per quanto riguarda la fornitura di gas, anche quest’anno sono stati analizzati gli scenari di copertura della domanda di gas naturale per il prossimo inverno, proprio al fine di prevenire i rischi che erano oggetto della preoccupazione del deputato interrogante, riferiti a diverse ipotesi relative sia alla domanda sia alla disponibilità di gas dai punti di importazione e dagli stoccaggi, basate sui dati relativi alla situazione attuale e alle evoluzioni prevedibili e possibili.

In particolare, si è tenuto conto della riduzione di capacità di trasporto al punto di ingresso nella rete di trasporto nazionale di Passo Gries in conseguenza della messa fuori servizio di una delle due linee del gasdotto tedesco TENP, di collegamento tra Olanda, Belgio e Svizzera avvenuta lo scorso anno.

Sono stati esaminati due scenari: uno è quello di freddo “normale” (corrispondente alle condizioni medie negli ultimi 20 anni), l’altro è uno scenario di freddo “eccezionale”; proprio per verificare la sicurezza del sistema anche nel caso di interruzione di uno dei punti di ingresso del gas, si è testata la capacità del sistema di soddisfare la domanda anche nel caso di interruzione delle forniture di gas russo.    

Per far fronte a possibili picchi di domanda, è stata avviata la misura del peak shaving con Gas naturale liquefatto, che prevede l’utilizzo di un carico di questo tipo di gas preventivamente stoccato nei serbatoi dei terminali di rigassificazione italiani come sostegno alle necessità di punta del sistema. Tale misura è da anni presente nel Piano di Emergenza per il superamento delle crisi di breve periodo del sistema gas.

Voglio evidenziare che le procedure di peak shaving relative ai terminali di rigassificazione di Adriatic LNG e OLT LNG si sono concluse entrambe con esito positivo (la prima, come noto, nel mese di settembre e l’altra in questi giorni); pertanto, arriveranno a breve due carichi di Gas naturale liquefatto che resteranno a disposizione per coprire eventuali brevi picchi di domanda nel corso del prossimo inverno.

Continueremo a monitorare costantemente la situazione del sistema di approvvigionamento. Per quanto riguarda l'allineamento dei prezzi italiani del gas rispetto a quelli medi europei, si tratta di un fenomeno strutturale, legato principalmente ai costi e alle modalità di gestione della capacità di trasporto dei gasdotti che collegano l'Italia ai mercati liquidi del nord Europa, fenomeno che potrà essere ridotto attraverso un miglioramento del rapporto domanda/offerta sul mercato italiano.


Sulle ricadute occupazionali legate alla cessione di Magneti Marelli

La vicenda che sta interessando la Magneti Marelli, storica azienda italiana del settore automobilistico ed oggi controllata da FCA, non può essere classificata alla stregua di una crisi aziendale con immediate ricadute occupazionali, al contrario di altri casi come quello della Bekaert, per la quale grazie alla recente reintroduzione della Cassa integrazione per cessazione, che il governo ha reintrodotto, centinaia di lavoratori possono continuare a sostenere la loro famiglia e ad avere più di una speranza per il loro futuro. 

La Magneti Marelli è una multinazionale con 7,9 miliardi di fatturato e 43 mila dipendenti presenti in modo capillare in oltre 20 Paesi.

La cessione societaria, in favore del gruppo Calsonic Kansei, che rappresenta uno dei principali fornitori giapponesi di componentistica per autoveicoli, non è motivata dalla scarsa redditività dell’azienda, ma da una scelta di politica industriale portata avanti dalla proprietà.

La vendita di Magneti Marelli, per ora, non preoccupa per quanto riguarda le ricadute occupazionali, ma è chiaro che il Ministero starà sempre all’erta, pronto a mettersi dalla parte dei lavoratori quando e se ce ne sarà bisogno.

Abbiamo ormai un meccanismo oliato per questi casi, che ha dato i suoi frutti con il salvataggio di tante realtà aziendali, ma che consente soprattutto a tutte le parti coinvolte di essere ascoltate. Nessuno deve sentirsi abbandonato o trascurato dallo Stato com’è accaduto troppo spesso. Convocheremo quindi appositi tavoli di confronto presso il Ministero dello Sviluppo economico e del Lavoro alla presenza sia del nuovo gruppo societario che degli altri partner istituzionali, per garantire che il piano industriale predisposto per Magneti Marelli salvaguardi, in primo luogo, i livelli occupazionali di tutti quei lavoratori che hanno contribuito, insieme ai manager, a far grande questa azienda.

In questi giorni si è discusso anche dell’esercizio della Golden power e su questo voglio dare un’informazione al Parlamento ma anche a tutti coloro che ci ascoltano. L’esercizio della Golden power per alta intensità tecnologica è stata introdotta nell’ordinamento ad ottobre 2017, ma per quanto anche il mio predecessore ne invochi l’utilizzo, lui sa come sapete tutti che nonostante sia stata introdotta ad ottobre 2017, quando ci siamo insediati i regolamenti attuativi non erano stati adottati e quindi per questa ragione stiamo facendo l’ennesima corsa contro il tempo per adottarli e quindi per permetterne e valutarne l’utilizzo su dossier come questi.


ALITALIA

Prima di entrare nello specifico di Alitalia vorrei fare una piccola premessa e cioè che quello che vale per Alitalia, è valso per l’ILVA, vale per Telecom, vale per TAP, per autostrade, per TAV, per le scuole, per gli ospedali, per tutte le grandi opere infrastrutturali.

Ci stiamo impegnando a risolvere enormi problemi economici, di certo non causati da noi, e ci si chiede di risolverli a volte in tre mesi, dopo vent’anni di abbandono, di scelte sbagliate e scellerate. La possibilità di rispondere a questa interrogazione non mi può assolutamente privare del diritto di ricordare che, chi interroga questo governo sul rischio d’intervento dello Stato in Alitalia è anche chi, tra i firmatari di questa interrogazione, ha partecipato ai governi che hanno causato lo sfacelo di Alitalia e ci hanno portato in queste condizioni.

Io penso che i cittadini lo abbiano capito ed e per questo che adesso chi se n’è occupato e tra i banchi dell’opposizione.

Ci tengo a dire, all’opinione pubblica ma anche ai lavoratori di Alitalia e agli utenti di Alitalia, che come ci siamo occupati di grandi dossier in tre mesi, dopo sei anni di abbandono, anche questo dossier lo stiamo affrontando e lo porteremo a compimento in maniera brillante come faremo per altre questioni che avete abbandonato in questi anni.

Il nostro obbiettivo è semplice: non vogliamo solo “salvare” Alitalia, ma rilanciarla, una volta per tutte, in un’ottica di lungo periodo. Da questo punto di vista, è evidente che anche lo Stato dovrà fare la sua parte. Troppe volte, in passato, per la paura di far intervenire lo Stato si sono ceduti asset strategici, con operazioni discutibili che, di lì a poco, ci hanno restituito moltissimi esuberi, oltre ad aver portato altrove il nostro know-how.

Quindi è ovvio che siamo felici della manifestazione di interesse da parte di Ferrovie dello Stato a partecipare a questa procedura competitiva, per valutare la possibilità di presentare una offerta entro il prossimo 31 ottobre, termine ultimo previsto per legge.

Ma è anche vero che Alitalia, perché l’operazione di rilancio sia effettiva e sostenibile nel medio-lungo termine, ha la necessità di uno o più partner industriali. E sono felice di dirvi che stiamo ricevendo molte manifestazioni d’interesse, da parte di primari operatori internazionali del trasporto aereo, che sono, ovviamente, in fase di valutazione. 

Vogliamo rilanciare Alitalia. Vogliamo farla diventare un asset fondamentale anche per attrarre nuovi turisti, secondo una nuova ed organica strategia di trasporto del sistema-Paese, il tutto, ovviamente, salvaguardando appieno i livelli occupazionali della società e, anzi, creando nuove opportunità di crescita e di sbocco lavorativo soprattutto per i più giovani.

E soprattutto smettere di far pagare ai cittadini il conto dell’incompetenza e degli errori del passato ad opera dei governi precedenti.

Per concludere Alitalia è stata usata come bancomat per decenni ma il colpo di grazia gli è stato dato facendogli acquistare, addirittura, l’Air Force Renzi.


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