Crisi aziendali, il Ministro interviene alla Camera

Mercoledì, 18 Luglio 2018

Il Ministro Luigi Di Maio è intervenuto oggi alla Camera dei Deputati per un'informativa sui tavoli di crisi aziendale.

 

 

Intervento del Ministro

Oggi sono qui per rispondere all'informativa urgente del Governo sullo Stato dei Tavoli di Crisi aperti presso il Ministero dello Sviluppo Economico. Per prima cosa vorrei leggere i numeri. Allo stato attuale i tavoli di crisi aperti al 30 giugno 2018 sono ben 144 e vedono coinvolti 189.000 lavoratori. 189.000 famiglie che vedono la loro serenità economica e il loro futuro a rischio.

Le ragioni di queste crisi sono indissolubilmente legate all'impoverimento che il nostro Paese ha subito nel corso degli ultimi anni, che ha portato a strategie imprenditoriali tese alla riduzione dei costi di produzione, in particolare: l'esternalizzazione della produzione in paesi emergenti e la delocalizzazione. Fenomeno, quest'ultimo, sempre più allarmante, da un punto di vista quantitativo e qualitativo, se si pensa che il numero delle partecipazioni all'estero delle Aziende italiane è aumentato dal 2009 al 2015 del 12,7% e che, quando un'Azienda delocalizza porta fuori dall'Italia, non solo gli impianti ed il proprio mercato, ma anche il ‘know-how', ossia tutto il bagaglio di esperienze e conoscenze accumulato negli anni con il concorso determinante delle maestranze italiane, che appartiene non solo all'imprenditore proprietario dell'azienda, ma anche a coloro che hanno dato il loro determinante contributo a realizzarlo. Delle crisi aziendali sopra citate sono ben 31 le aziende che in parte o totalmente sono state interessate da processi o decisioni di cessazione delle loro attività in Italia e conseguente delocalizzazione in altri Paesi comunitari o extra UE. Il processo di delocalizzazione non può essere considerato “marginale” e merita grande attenzione.

La tesi che la fuoruscita di lavoro è più che compensata da ingressi di capitali (investimenti / acquisizioni di aziende italiane) non ha alcun fondamento poiché i secondi non comportano quasi mai creazione di nuovi posti di lavoro, mentre è certo che il disinvestimento / fuoruscita distrugge posti di lavoro. Stiamo parlando di oltre 30.000 famiglie interessate. Sono stato al tavolo di crisi con i rappresentanti di queste aziende e quello che mi ha colpito è che alcuni, tanti, non mostrano di avere alcun rispetto per lo Stato. Stiamo parlando di aziende, in alcuni casi multinazionali, che hanno incassato soldi pubblici per poter andare avanti e ripartire e poi una volta usati quei soldi prendono e se ne vanno. Non hanno alcun interesse nel risolvere le crisi o i problemi, non gli interessano i lavoratori o il tessuto sociale in cui operano. Questi non sono imprenditori, questi sono prenditori e come sistema Paese non abbiamo alcun interesse nell'attirare questa gente in Italia. Ed è per questo che, come sapete, nel decreto dignità che la settimana prossima arriverà qui in Aula abbiamo inserito un pesantissimo disincentivo alla delocalizzazione: se te ne vai dopo aver ricevuto soldi pubblici devi restituire i finanziamenti ricevuti con gli interessi, e se delocalizzi fuori dalla UE paghi anche sanzioni. Lo Stato deve tornare a essere rispettato e nessuno deve poter più pensare di venire in Italia a fare come vuole. D'ora in avanti ci saranno regole chiare e pene certe. Non è un periodo facile per creare lavoro, e proprio per questo ogni euro che lo Stato spende per aiutare le imprese deve essere utilizzato per creare lavoro italiano, lavoro qui in Italia.

I settori delle crisi aziendali, oltre a quelli più tradizionali quali la siderurgia e l'automotive, sono sempre più quelli interessati dalle profonde modificazioni in corso sia nella supply chain "allargata", sia nella localizzazione dei centri operativi. Ne consegue l'avvio di tavoli di confronto per i settori della logistica (Fedex TNT SDA GLS). Penso però anche al tavolo per i diritti dei riders e a quello dei centri di logistica della GDO. Su questo tema, si ricorda, che è attivo al MISE un "cantiere" di recupero della legalità. Queste crisi di cui vi parlo sono solo una piccola percentuale rispetto al totale delle crisi esistenti attualmente in Italia. Non sono state, infatti, incluse nel calcolo -se non parzialmente- le crisi di esclusivo ambito territoriale in cui il Ministero non viene coinvolto.

Il Ministero si occupa anche delle procedure di Amministrazione Straordinaria. Per quanto riguarda gli ambiti della cosiddetta legge Prodi coinvolge 121 Gruppi con circa 320 Società e per 7 di esse è ancora in corso la fase dell'esercizio d'impresa: si tratta delle procedure relative ai gruppi Stabila-Deroma, TB Holding, Città di Roma Metronotte, Sipro, Linkra-Compel, Artoni e Securpol. Per quanto riguarda la cosiddetta legge Marzano sono interessati 26 Gruppi con circa 229 Società, per 6 di esse è ancora in corso la fase dell'esercizio d'impresa: Mercatone Uno, Tosoni, Tecnis Duomo GPA e le più importanti Ilva e Alitalia.

Dall'inizio della corrente legislatura ad oggi sono pervenuti al MISE un numero notevole di atti di sindacato ispettivo. Nello specifico, su 150 atti pervenuti, al momento se ne contano 49 riguardanti situazioni di crisi o assimilabili, ai quali se ne aggiungono ulteriori 3, relativi a processi di riorganizzazione industriale, come Magneti Marelli, Thyssen e Tim.

Alla luce di tali elementi, è dunque necessario attuare tutti gli strumenti ritenuti indispensabili nonché le migliori competenze di questo Paese per fare in modo che le crisi sul tavolo possano trovare una conclusione positiva. Nell'ultimo mese questo Governo si è impegnato su tutti i fronti per garantire questo obiettivo. Vorrei adesso elencare alcuni casi che abbiamo affrontato al Ministero.

 

TIM

In casa Telecom Italia-Tim, ad esempio, i sindacati hanno chiesto un incontro per discutere dell'apertura da parte del gruppo delle procedure per l'erogazione della Cassa integrazione straordinaria, al fine di gestire 4.500 esuberi. A giugno si è chiuso l'accordo sulla trattativa TIM, evitando in tal modo la cassa integrazione a circa 30 mila lavoratori. Preme evidenziare che su tale vicenda continuerà ad esserci massima attenzione da parte del Governo. Il MISE infatti seguirà gli sviluppi dell'attuazione del nuovo piano industriale dell'Azienda.

 

ITALIA ON LINE

Per quanto riguarda il caso Italia on-line, l'Azienda -ex Seat PagineGialle- ha avviato nei mesi scorsi la procedura di licenziamento collettivo per 400 dipendenti, la maggior parte nella sede di Torino. Dopo aver incontrato i lavoratori, si è raggiunto, ad un tavolo di crisi con l'Azienda, un primo passo affinché ciò non avvenga, con il recupero di circa 100 lavoratori. Il Governo sta ancora procedendo verso il grande obiettivo di una soluzione positiva del tavolo in corso.

 

BEKAERT

Analogamente, c'è massima attenzione, da parte di questo Governo, sulla delicatissima vicenda Bekaert, multinazionale belga che ha deciso di chiudere senza preavviso lo stabilimento di Figline e Incisa Valdarno per delocalizzare in Romania. Alla luce della chiusura da parte dei vertici dell'Azienda a trovare una soluzione che possa salvare ben 318 lavoratori diretti e circa 100 dell'indotto (ovvero più di 400 famiglie), è stata già presentata un'interrogazione alla Commissione Europea affinché venga fatta chiarezza su eventuali violazioni delle direttive UE da parte della Bekaert per capire quali siano le azioni concrete che la Commissione intende portare avanti per risolvere il problema delle delocalizzazioni selvagge e dei paradisi fiscali presenti tutt'oggi in Europa. Peraltro durante l'incontro con l'azienda al Mise si è registrato poco rispetto verso l'umanità delle persone e le istituzioni italiane da parte della multinazionale. Hanno deciso di dire no a qualsiasi possibilità di rimediare alla situazione e salvare la vita e il futuro a oltre 300 famiglie: servirebbe invece maggiore responsabilità sociale e attenzione alla comunità nella quale l'azienda si inserisce, per di più appropriandosi delle conoscenze dei lavoratori per poi trasferirle altrove. 
Con il Decreto Dignità porremo un grande freno ai comportamenti alla Bekaert che si verificheranno in futuro, ossia alle delocalizzazioni.
Mi sto impegnando personalmente a sensibilizzare la proprietà della multinazionale a collaborare con il governo italiano. La settimana prossima si riaggiorna il tavolo generale presso il Ministero dello Sviluppo Economico.

 

INVATEC del Gruppo Medtronic

Lo scorso 5 luglio ho incontrato i vertici, a livello globale, della INVATEC: ci siamo confrontati per il futuro dello stabilimento di Brescia e dei suoi dipendenti.
Di conseguenza, il 12 luglio si è svolto un nuovo incontro, al termine del quale si è convenuto quanto segue:

  1. sarà avviato, senza condizione pregiudiziale alcuna, un confronto a livello nazionale per affrontare le prospettive industriali e occupazionali dei siti di Roncadelle e Torbole Casaglia (Brescia);
  2. è stata ribadita dalle Organizzazioni Sindacali -nonché accolta dalla direzione aziendale- la necessità che le tempistiche, fin qui evidenziate, per la gestione della riorganizzazione aziendale siano rimodulate sulla base di quanto riemergerà dal confronto;
  3. il Ministero dello Sviluppo Economico e la Regione Lombardia hanno confermato la più ampia disponibilità a mettere a disposizione ogni strumento idoneo a favorire la rapida e positiva conclusione del confronto.

Ci tengo a sottolineare che mi sono recato anche personalmente davanti ai cancelli della Invatec per manifestare il mio sostegno a tutte le lavoratrici e i lavoratori.

 

COMDATA

È stato richiesto a Comdata di lavorare in tempi rapidissimi per proporre soluzioni per evitare i licenziamenti previsti nelle sedi di Padova e Pozzuoli. Il nuovo tavolo è aggiornato a domani presso il Ministero dello Sviluppo e presso il Ministero del Lavoro, purché sia finalizzato a dare una risposta a questa richiesta, ovvero lavorare per trovare soluzioni per i lavoratori dei due siti. Apriremo un focus su tutto il settore dei call center in Italia.

 

Per quanto riguarda i casi complessi di Alitalia ed ILVA:

 

Gruppo ALITALIA

Stiamo analizzando tutte le informazioni economiche e finanziarie per individuare i responsabili della situazione attuale. Sono in corso da parte di questo governo le interlocuzioni necessarie per assicurare un futuro a questa azienda per tutelare al meglio le esigenze dei lavoratori e del gruppo.

 

ILVA

In merito all'ILVA, non sono stati considerati soddisfacenti da questo Governo il piano occupazionale e il piano di tutela ambientale, per questo è stata richiesta a Mittal una controproposta migliorativa. Quindi sono state richieste maggiori garanzie al gruppo, il quale in queste ore si sta confrontando con i commissari. Abbiamo provveduto ad inviare all'ANAC tutte le carte della procedura di gara, affinché l'Autorità possa svolgere il proprio compito di vigilanza e di controllo sulla regolarità dell'aggiudicazione.

 

Il mio impegno personale e quello di tutto il mio staff è impiegare tutto il tempo a disposizione per approfondire le questioni delle crisi per adottare le migliori soluzioni in modo da proteggere i lavoratori e i loro diritti e, come nel caso ILVA, la salvaguardia ambientale.

Come ministro ho deciso di aprire la partecipazione ai tavoli di crisi a quattro parlamentari (ossia, a due rappresentanti della maggioranza e a due rappresentanti dell'opposizione) per assicurare la vicinanza dei parlamentari del territorio alle imprese e ai lavoratori in momenti delicati come quelli dei tavoli di crisi.



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