Concorrenza e Industria 4.0, in autunno la fase due. Intervista del Ministro sul Sole24Ore

Giovedì, 04 Maggio 2017

“Giocare all`attacco, per far crescere il numero di imprese che ce la fanno, essere più assertivi nella difesa da comportamenti scorretti per proteggere chi è rimasto esposto alle fratture della globalizzazione”. Per Carlo Calenda, ministro dello Sviluppo economico, il faticoso via libera del Senato alla legge concorrenza deve essere soprattutto un segnale. “Dobbiamo proseguire lungo la via delle riforme per far crescere quel 20% di aziende che esporta, innova e funziona. C`è un altro 60% che combatte per emergere, dobbiamo scommettere su questo vivaio”.

Ministro, due anni e tre mesi per arrivare alla fiducia del Senato. E non è ancora finita. Che cosa non ha funzionato?

E’ sottostimato il valore della concorrenza come grande veicolo di crescita dell`economia ma anche di equità sociale. Invece viene spesso vista con sospetto, sulla base di un pregiudizio che la identifica con un liberalismo ideologico dal quale io per primo voglio tenermi ben lontano. Facciamo l`esempio della liberalizzazione completa del mercato elettrico con la fine della maggior tutela, che copre 23 milioni di utenti. Sappiamo che di regola più concorrenza vuol dire vantaggi di prezzo. Ma è una materia da trattare con grande attenzione per il rischio che conduca alla configurazione di cartelli e aumenti di prezzo, e per questo ho allungato il regime di transizione a due anni rispetto al testo originale approvato alla Camera.

Teme un nuovo allungamento dei tempi a Montecitorio? Potrebbe servire una nuova fiducia?

Dopo un esame durato complessivamente 800 giorni credo che i temi siano stati affrontati compiutamente. Spero in un`approvazione rapidissima alla Camera. E’ una questione di serietà per il Governo Gentiloni e per quello Renzi che ha presentato il provvedimento. Credo che eventuali modifiche dovrebbero rientrare in altri veicoli o nel prossimo provvedimento per la concorrenza che a questo punto potrebbe essere un decreto legge, c`è anche un precedente che risale al governo Monti. Se il presidente del Consiglio lo riterrà fattibile, potrebbe trattarsi di un decreto collegato alla manovra d`autunno.

A proposito di manovra, sarà da fare i conti con un fardello di oltre 15 miliardi di clausole Iva da disinnescare. Secondo lei su quale grande priorità dovrà puntare il governo?

Le risorse per la crescita ci saranno ma saranno limitate. Per questo bisogna fare una scelta precisa e puntare sui fattori di competitività delle imprese, per consolidare i segnali positivi che possiamo leggere nella dinamica degli ordinativi dei macchinari, della fiducia, dell`export extra Ue. Solo così dopo essere emersi finalmente dalla lunghissima notte della crisi, potremmo definitivamente uscire dal cono d`ombra dell`1% e agganciare una crescita di lungo periodo. La parola chiave è investimenti, pubblici e privati, a partire da un potenziamento del piano Industria 4.0 e dell`iper ammortamento per il quale studiamo la proroga a tutto il 2018. Investire significa agire sull`offerta rendendo meno costosi tutti i principali fattori di competitività. La prossima settimana presenterò la Strategia energetica nazionale che disegnerà un percorso per abbassare stabilmente il costo dell`energia, assicurare gli approvvigionamenti e far crescere gli investimenti su efficienza energetica.

Crede che il Pd, visto anche il successo di Renzi alle primarie, la sosterrà? Non teme di finire ancora nel mirino come ministro tecnico?

Mi sembrano polemiche surreali che lascio agli appassionati della materia. Io faccio il ministro a pieno titolo, confrontandomi come è ovvio con gli altri membri di Governo e con le forze politiche. Stimolo agli investimenti, miglioramento della produttività, aumento della concorrenza rappresentano elementi di politica economica tipici di un grande partito riformista. Se vogliamo creare sviluppo di lungo periodo, dobbiamo allargare la base d’imprese che ce la fanno agendo sulla competitività dell’offerta. Non ci sono scorciatoie rispetto a questo percorso.

Con quali misure pensa di supportarle?

Da quando sono arrivato abbiamo lavorato su tre grandi assi di politica industriale: internazionalizzazione, Industria 4.0, energia. Insieme all’ Ice stiamo implementando da 3 anni il piano teso ad ampliare la base delle imprese esportatrici, ricordo che l`anno scorso abbiamo fatto il record assoluto di export, 417miliardi. Su Industria 4.0, gli incentivi sono a regime ed è ormai pronto il bando per i «competente center» per i quali abbiamo trovato risorse aggiuntive: 15 milioni per il 2017 e 15 per il 2018. A valle della presentazione della nuova Strategia energetica vareremo un provvedimento su rinnovabili, il corridoio di liquidità per il gas e le nuove agevolazioni sugli energivori che terranno conto anche del grado di esposizione dei settori alla competizione internazionale. La nuova norma sugli energivori colmerà il gap con la Germania in questo ambito.

E le aziende strategiche? Il piano va avanti?

Penso a un disegno di legge che potrà contenere la nostra proposta per la tutela delle industrie ad alta tecnologia dalle acquisizioni da parte di Paesi terzi per le quali non c`è reciprocità di regole. Parlo di acquisizioni "predatorie", condotte da chi magari punta solo a svuotare le aziende di brevetti e know how tecnologici. La proposta è pronta e sarà inviata a breve alla Commissione per verificarne la compatibilità con il quadro europeo. Questo potrebbe essere il veicolo per inserire la norma antiscorrerie che lo ricordo è una norma mutuata dalla Francia che rafforza gli obblighi di trasparenza per chi compra quote rilevanti di aziende quotate. E non è in alcun modo retroattiva o applicabile a Mediaset. In tutti questi casi non difendiamo l’italianità ma la parità di condizioni con altri sistemi economici. Come per la politica commerciale il Governo italiano è il più aperto agli accordi di libero scambio e il più intransigente nella difesa da comportamenti scorretti. E tra l`altro mi fa piacere dire che ieri siamo riusciti a modificare la proposta per la nuova normativa antidumping che si applicherà anche ai paesi non economia di mercato. E` stata una lunga e difficile battaglia, che abbiamo spesso condotto da soli.

Restando in tema di aziende strategiche, se per Alitalia Renzi rilanciasse l`ipotesi di una quota statale potrebbero riaprirsi margini per questa soluzione?

Vediamo cosa offre il mercato, facciamo lavorare i commissari. E valuteremo con grande attenzione la proposta di Renzi quando arriverà.

Ci sono anche, per citarne solo alcune, Ilva, Alcoa, Piombino. Quale crisi la preoccupa di più?

Su Ilva siamo alle battute finali di un percorso lungo ma che si sta risolvendo positivamente. Su Alcoa c`è un buon lavoro, delicato, è la sfida più difficile che dobbiamo accettare per onorare la tenacia dei lavoratori sardi. Per quanto riguarda l`ex Lucchini di Piombino proprio oggi ho incontrato Rebrab e gli ho detto che o accetta due anni in più di sorveglianza e apre a un partner per l`acciaio o procedo per inadempienza contrattuale. Ma mi lasci dire una cosa: la gestione delle riconversioni industriali, sulla quale sto studiando anche una semplificazione per le aree di crisi, è cruciale proprio per difendere e supportare quel 20% di imprese schiacciate dalla polarizzazione economica e dalla competizione internazionale scorretta.

Che cosa farete?

Guardi solo ai risultati raggiunti sull`acciaio a livello di politica commerciale: dopo un lungo lavoro abbiamo finalmente incominciato a proteggerci da comportamenti scorretti mettendo dazi antidumping ed è tornata la voglia di investire. I call center sono un altro esempio di settore investito dalle delocalizzazioni fondate sul dumping sociale. Abbiamo già messo importanti correttivi nella legge di bilancio e oggi si firma un importante accordo tra i principali committenti per tenere almeno l`80% dei servizi in Italia.

 

Data: 4 maggio 2017
Autore: Carmine Fotina
Testata: Il Sole 24 Ore


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