Verbale di riunione - CISA

In data 11 settembre 2015, presso il Ministero dello Sviluppo Economico, è proseguito il confronto tra le OO.SS. nazionali e territoriali FIM-CISL, FIOM-CGIL, UILM-UIL, METALMECCANICI-UGL, le RSU e i rappresentanti della Società CISA, nelle persone del Dott. Enrico Dalmonte, del Dott. Paolo Caputo, del Dott. Michele Scarpello, del Dott. Andrea Ferroni, del Dott. Dario Faggioni e dell’Avv. Carlo Marinelli, rispetto alla situazione degli stabilimenti di Faenza (RA) e di Monsampolo del Tronto (AP). L’incontro si è svolto alla presenza del Dott. Giampietro Castano e dell’Avv. Michela Porcaro dell’Unità Gestione Vertenze Imprese in Crisi del Ministero dello Sviluppo Economico, del Dott. Mauro Penza della Regione Emilia Romagna e del Sindaco Dott. Giovanni Malpezzi del Comune di Faenza.

Su invito del Dott. G. Castano è intervenuta l’Azienda, che ha dato evidenza della trasformazione dell’assetto industriale di CISA in Italia, fornendo tutti i dettagli necessari riguardo alla nuova organizzazione, all’utilizzo degli spazi degli stabilimenti e agli investimenti previsti. In virtù di questo nuovo assetto, l’Azienda ha continuato a dichiarare un esubero di 212 lavoratori presso i siti di Faenza (di cui 33 impiegati e staff, 128 operai diretti, 45 operai indiretti e 6 lavoranti a domicilio). Nel confermare la disponibilità, nel contesto di un accordo, ad una riduzione del numero degli esuberi su Faenza da 238 a 212, l’Azienda ha chiarito che detta riduzione potrebbe essere resa possibile dal reimpiego, previa opportuna attività di formazione e riqualificazione, di n. 7 unità nell’attività di facchinaggio, n. 7 unità nell’attività di supporto vendite e n. 12 unità nell’attività di produzione pre-serie, nel più ampio contesto del potenziamento delle attività di ricerca e sviluppo. Sono stati inoltre confermati i 20 esuberi del sito di Monsampolo del Tronto. Infine, l’Azienda ha ribadito la volontà di gestire tutti gli esuberi (sia su Faenza che su Monsampolo del Tronto) con strumenti non traumatici, quali la CIGS e la mobilità volontaria, non oppositiva e incentivata.

Sulla base della nuova impostazione, l’Azienda prevede di dismettere il sito di Faenza denominato “CISA Logistic”, corrente in via Deruta n. 7, dedicato alle attività di magazzino e di logistica, e di trasferire dette attività nel sito produttivo denominato “Faenza 2”, corrente in via Provinciale Granarolo n. 143, occupando gli spazi che saranno lasciati liberi a seguito della totale cessazione delle lavorazioni meccaniche a basso valore aggiunto. Infatti, l’Azienda ha chiarito, ancora una volta, che dette lavorazioni, e segnatamente la produzione dei componenti e l’assemblaggio delle serrature, saranno definitivamente dismesse perché non più strategiche e affidate ad un partner terzo, operante nei Paesi dell’Est Europa e al di fuori del perimetro del Gruppo Allegion in Europa. Sarà tuttavia mantenuta e sviluppata presso il sito faentino la fabbricazione e l’assemblaggio delle produzioni relative al Master Key/Elettronica. Infine, vi è l’intenzione di potenziare, sempre presso il sito faentino, l’area di ricerca e sviluppo e di produzione pre-serie.

Dopo una lunga e concitata discussione che ha visto le OO.SS. opporsi fermamente al nuovo assetto organizzativo, considerato assolutamente inadeguato in termini di impatto sociale e di mantenimento dei livelli occupazionali, oltre che insostenibile dal punto di vista industriale, dal momento che prevarrebbe l’attività logistica e di ricerca piuttosto che quella manifatturiera, è stato chiesto ai rappresentanti aziendali di confrontarsi anche con la Capogruppo Allegion e di trovare una soluzione che possa considerarsi adatta e congrua.

Dopo essersi confrontati anche con la Capogruppo, i rappresentanti di CISA hanno dichiarato di essere pronti, nel caso in cui si addivenisse ad un accordo, a considerare la possibilità di far rientrare dall’estero una produzione che consentirebbe il riassorbimento di ulteriori 10 unità e di essere disponibili a valutare un aumento dell’incentivo all’esodo, oggi pari a 12 mensilità.

A fronte della nuova proposta le OO.SS. si sono dette assolutamente insoddisfatte e non disposte a firmare alcun accordo sulla base di questi presupposti e, di conseguenza, hanno chiesto all’Azienda di rivalutare le proprie posizioni.

Al riguardo l’Azienda ha immediatamente definito la proposta presentata definitiva e assolutamente immodificabile, se non in termini economici con riferimento all’incentivo all’esodo.

Sono quindi intervenute le Istituzioni locali e nazionali, che hanno rilevato la profonda distanza esistente tra le parti e hanno chiesto all’Azienda di fare un ulteriore sforzo, che possa ridurre consistentemente il numero degli esuberi e garantire un futuro industriale alla CISA in Italia. In particolare, il Dott. G. Castano ha chiesto alle Parti di riaggiornarsi al 22 settembre 2015, al fine di lasciare del tempo all’Azienda per riconsiderare le proprie posizioni.

Rispondendo all’invito del Dott. G. Castano, l’Azienda si è detta disponibile a presenziare all’incontro del 22 settembre 2015, ma ha anche sottolineato che si tratterà dell’ultima possibilità per riuscire a trovare un accordo, in quanto, se l’incontro dovesse concludersi con un nulla di fatto, si vedrebbe costretta a procedere aprendo unilateralmente una procedura di mobilità per l’intera forza lavoro dichiarata in esubero, ossia 258 unità.

Le OO.SS. hanno preso atto dell’ultima dichiarazione dell’Azienda e si sono dette sorprese per l’atteggiamento di chiusura assunto, definendolo inaccettabile. Infine, hanno dichiarato l’intenzione di intraprendere tutte le iniziative possibili, sia a livello locale che nazionale, per poter incidere sulle decisioni aziendali, senza escludere l’indizione di scioperi.

A questo punto è intervenuto il Dott. G. Castano che ha invitato tutte le parti a non esacerbare la situazione e a gestire il momento con senso di responsabilità e collaborazione. A tal fine, ha rinviato la discussione alla riunione del 22 settembre 2015, giorno in cui si lavorerà ad oltranza per l’elaborazione di un’ipotesi di accordo che possa essere sostenibile per entrambe le parti e che, allo stesso tempo, non impatti oltremisura sui lavoratori.




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