Misure di difesa commerciale (antidumping)

Il Ministero svolge un'attività di sostegno, indirizzo e consulenza a tutte le imprese italiane che desiderano attivare misure di difesa commerciale.

La legislazione comunitaria prevede tre misure principali di difesa commerciale:

  • Misure antidumping, varate nei confronti di importazioni effettuate sul mercato comunitario da parte di imprese di paesi terzi che vendono prodotti a prezzi inferiori al prezzo di vendita sul mercato d’origine della merce (importazioni in dumping)
  • Misure antisovvenzione, nei confronti di importazioni che usufruiscono di aiuti e sovvenzioni statali concessi dai governi alle proprie imprese
  • Salvaguardie, attivate in presenza di grave danno alle imprese comunitarie derivante da distorsioni del mercato, come quelle causate da flussi anomali di importazioni.

La normativa comunitaria ha lo scopo di ostacolare gli effetti sfavorevoli delle importazioni in dumping o oggetto di sovvenzioni e di ripristinare un’effettiva concorrenza sul mercato europeo.

 

APPROFONDIMENTI

I ventotto stati membri della Comunità europea elaborano una politica commerciale comune verso i paesi terzi, finalizzata a favorire lo sviluppo del commercio mondiale, l’abolizione progressiva delle restrizioni agli scambi e la riduzione delle barriere tariffarie.

La liberalizzazione degli scambi presuppone tuttavia diritti ed obblighi da parte di tutti i partner commerciali: ciò comporta la necessità di prevedere meccanismi che consentano di assicurare il rispetto delle regole di una corretta concorrenza tra imprese che operano nel commercio internazionale.

La Legislazione Comunitaria prevede tre misure principali di Difesa Commerciale:

  • Misure Anti-dumping, nei confronti di importazioni effettuate sul mercato comunitario da parte di imprese di paesi terzi che vendono sul mercato europeo prodotti a prezzi inferiori al prezzo di vendita sul mercato d’origine della merce (importazioni in dumping)
  • Misure Anti-sovvenzione, nei confronti di importazioni che godono di aiuti e sovvenzioni statali concessi dai governi alle proprie imprese
  • Misure di Salvaguardia, che possono essere attivate in presenza di grave danno alle imprese comunitarie derivante da distorsioni del mercato, come ad esempio flussi anomali di importazioni.

La normativa comunitaria ha lo scopo di rimuovere gli effetti distorsivi delle importazioni in dumping oppure oggetto di sovvenzioni e di ripristinare un’effettiva concorrenza sul mercato europeo.

Il Regolamento antidumping 1225/09 ed il Regolamento 597/09 recepiscono le regole negoziate a livello internazionale in ambito GATT (ora parte dell’accordo istitutivo dell’Organizzazione Mondiale del Commercio - OMC). Con le modifiche apportate dal Regolamento 461/04, negoziato durante il semestre di presidenza italiana, le procedure di difesa commerciale sono diventate più efficienti grazie alla semplificazione del meccanismo decisionale ed alla riduzione dei termini; è stato inoltre aumentato il grado di trasparenza verso tutte le parti coinvolte.

I Regolamenti 260/09 e 625/09 recepiscono le disposizioni in materia di salvaguardie generali previste nell’accordo OMC, mentre con il Regolamento n. 427/03 sono state introdotte salvaguardie speciali temporanee nei confronti di alcuni beni provenienti dalla Cina, a seguito dell’accordo di adesione di tale paese all’OMC.

Le politiche di difesa commerciale rappresentano quindi un aspetto importante della politica commerciale comune, in quanto operano come strumenti volti ad assicurare, a livello internazionale, la coerenza dei comportamenti aziendali con le regole della libera concorrenza internazionale.


PROCEDURA ANTIDUMPING


A cosa serve

Serve a proteggere il mercato comunitario di un determinato prodotto dai danni al sistema produttivo derivanti dalle importazioni di beni offerti a prezzi inferiori ai prezzi degli stessi beni venduti sul mercato d’origine.

 

In cosa consiste

Si tratta di in un procedimento quasi amministrativo regolato dal diritto comunitario e condotto dalla Commissione europea d’ufficio o dietro presentazione di un ricorso da parte dei soggetti interessati. Tale procedimento, in caso di accertamento dell’esistenza di un comportamento di dumping, prevede l’applicazione di dazi all’importazione, ovvero di dazi che sono diretti ad innalzare il prezzo finale del bene importato fino al livello dei prezzi vigente nel mercato d’origine della merce, a meno che non sia possibile concludere con le aziende produttrici dei beni importati un accordo di prezzo minimo che abbia lo stesso effetto.

 

Quando e a chi è applicato il dazio

I dazi antidumping sono applicati se, nel corso del procedimento, sono accertate 4 condizioni:

  1. esistenza della pratica di dumping, cioè quando il prezzo di vendita di un prodotto esportato nel mercato comunitario risulta inferiore al prezzo dello stesso prodotto in vigore sul mercato d’origine della merce
  2. esistenza di un importante pregiudizio a carico dei produttori comunitari derivante dal dumping
  3. esistenza di un nesso causale tra il pregiudizio e il dumping (ossia il danno dell’industria europea deve essere causato dalle importazioni in dumping)
  4. interesse della Comunità: i benefici derivanti dalla introduzione del dazio devono essere superiori ai costi che ne deriverebbero (ad esempio a carico dei consumatori)

Il dazio è applicato a tutte le imprese esportatrici del Paese da cui proviene la merce in dumping. Il livello del dazio antidumping sarà pari alla differenza tra il prezzo in vigore nel Paese d’origine della merce e il prezzo di vendita nel mercato europeo (il dazio è espresso in percentuale rispetto al prezzo di esportazione). Qualora un dazio inferiore sia in grado di eliminare ogni pregiudizio per l’industria europea, il valore del dazio sarà pari al livello in cui il danno dell’industria è eliminato (tale regola è detta del “dazio minimo”).

 

Chi può presentare un ricorso

Sono legittimati a presentare ricorso i produttori del bene in concorrenza con quello importato che rappresentino almeno il 25% del totale della produzione comunitaria. I soggetti interessati possono presentare ricorso (anche avvalendosi della propria associazione di categoria) direttamente alla Commissione europea, oppure per il tramite del Ministero dello Sviluppo Economico.
Gli stati membri possono trasmettere alla Commissione gli elementi in loro possesso anche in mancanza di un ricorso dei privati e la Commissione, in alcuni casi, può decidere di aprire una procedura d’ufficio. E’ quindi importante che anche le aziende che non rispettano la soglia del 25% della produzione comunitaria trasmettano le informazioni in loro possesso al Ministero dello Sviluppo Economico o alla Commissione, in modo che quest’ultima acquisisca elementi per decidere di aprire una procedura di propria iniziativa.

Per le P.M.I. è attivo un servizio di assistenza alla compilazione dei ricorsi presso la Direzione Generale per la politica commerciale internazionale del Ministero dello Sviluppo Economico - Divisione I:

Unità Gestione Strumenti di Difesa Commerciale

  • Dott.ssa Gabriella De Stradis
    (Capo Unità)
    Tel. 06 5993.2478

  • Dr. Paolo Passerini
    (Esperto Economia Internazionale)
    Tel. 06 5993.2529

  • Dr. Roberto Barone
    (Direttore amministrativo)
    Tel. 06 5993.2505

  • Dott.ssa Simona Pinto
    (Direttore amministrativo)
    Tel. 06 5993.2557

e-mail: dgpci.div3@mise.gov.it

Quali sono i soggetti coinvolti nella procedura

  • La azienda o le aziende interessate sono tenute a presentare un ricorso che contenga elementi di prova relativi alle condizioni necessarie per l’imposizione di un dazio compensativo, oltre ad elementi relativi all’azienda o alle aziende che agiscono ed al mercato di riferimento. Nel corso della procedura possono comunque intervenire per presentare proprie osservazioni. La Commissione ha predisposto una guida per la presentazione dei ricorsi.
  • La associazione di categoria che può presentare il ricorso per conto dei propri associati e che, comunque, può svolgere una importante attività di raccolta di dati.
  • Il Ministero dello Sviluppo Economico che può fungere da tramite tra le aziende interessate e la Commissione, assistendo entrambi nella costruzione del dossier.
    La Commissione europea che gestisce tutta la procedura e propone al Consiglio l’eventuale adozione dei dazi compensativi.
  • Le aziende produttrici nei paesi terzi che sono chiamati a partecipare attivamente al procedimento, fornendo alla Commissione i dati necessari per valutare l’eventuale esistenza di un comportamento di dumping.
  • Il Consiglio dei Ministri dell’Unione europea che decide l’adozione delle misure definitive.

 

Quali sono i tempi della procedura

La procedura normalmente si chiude in un anno dal suo inizio. In ogni caso, il termine perentorio è di 15 mesi.
Dopo 60 giorni dall’inizio della procedura, possono essere imposti dazi provvisori.

I dazi definitivi vengono adottati dalla Commissione e dietro consultazione con gli Stati membri. A seguito della entrata in vigore del Regolamento 461/04, la proposta della Commissione si considera approvata in mancanza di una maggioranza di Stati membri che si esprimano per il suo rigetto (c.d. maggioranza semplice negativa). In questo modo si garantisce la utilizzabilità di questo strumento anche nell’Europa a 28.
Il Regolamento di imposizione dei dazi resta in vigore per cinque anni, a meno che le parti interessate, o la Commissione d’ufficio, non richiedano l’avvio di una procedura di revisione (c.d. interim review e/o sunset review).

Per saperne di più
La procedura è disciplinata dal Regolamento 384 del 22 dicembre 1996 (il c.d. “Regolamento di Base”), recentemente modificato dal Regolamento 461 dell' 8 marzo 2004. La Commissione europea ha elaborato una Guida alla compilazione di una denuncia antidumping per gli utenti, destinata ai soggetti interessati a presentare un ricorso antidumping (il documento non è ancora aggiornato al Regolamento 1972 del 5 novembre 2002, che concede alla Federazione russa lo status di paese ad economia di mercato e al regolamento 641/04 di modifica del Regolamento di base).


PROCEDURA ANTISOVVENZIONI


A cosa serve

Serve a proteggere il mercato comunitario di un determinato prodotto dai danni al sistema produttivo derivanti dalle importazioni di beni prodotti da aziende di paesi terzi che beneficiano o hanno beneficiato di aiuti di stato.

 

In cosa consiste

Si tratta in un procedimento quasi amministrativo regolato dal diritto comunitario e condotto dalla Commissione europea d’ufficio o dietro presentazione di un ricorso da parte dei soggetti interessati. Tale procedimento, in caso di accertamento dell’esistenza di aiuti di stato vietati, prevede l’applicazione di dazi compensativi all’importazione, ovvero di dazi che sono diretti ad innalzare il prezzo finale del bene importato, compensando l’effetto al ribasso causato dai sussidi.

 

Quando e a chi è applicato il dazio

I dazi compensativi sono applicati se, nel corso del procedimento, sono accertate 4 condizioni:

  1. Esistenza di un aiuto di stato specifico, cioè diretto ad un singolo settore produttivo o ad una singola azienda o categoria di aziende
  2. Esistenza di un importante pregiudizio a carico dei produttori comunitari derivante dalle importazioni sovvenzionate
  3. Esistenza di un nesso causale tra il pregiudizio e il sussidio (ossia il danno dell’industria europea deve essere causato dalle importazioni dei prodotti sovvenzionati)
  4. Interesse della Comunità: i benefici derivanti dalla introduzione del dazio devono essere superiori ai costi che ne deriverebbero (ad esempio a carico dei consumatori)

Il dazio compensativo è applicato alle aziende esportatrici che hanno beneficiato dei sussidi e al Paese erogatore delle sovvenzioni. Il livello del dazio anti-sovvenzione sarà pari all’entità del sussidio beneficiato dalle imprese (espresso in percentuale rispetto al prezzo di esportazione). Qualora un dazio inferiore sia in grado di eliminare ogni pregiudizio per l’industria europea, il valore del dazio sarà pari al livello in cui il danno dell’industria è eliminato (tale regola è detta del “dazio minimo”).
La procedura di presentazione dei ricorsi ed i soggetti coinvolti a vario titolo nei procedimenti sono gli stessi già indicati per le indagini antidumping.

 

Per saperne di più

La procedura è disciplinata dal Reg. (CE) n. 597/09 dell'11 giugno 2009.


MISURE DI SALVAGUARDIA


A cosa servono

Servono a proteggere il mercato comunitario di un determinato prodotto dai danni al sistema produttivo derivanti da sensibili alterazioni dei flussi commerciali (ad esempio improvvisi e consistenti flussi di importazioni che non consentono ai produttori comunitari di riorganizzare la produzione per contrastarne l’impatto). Le salvaguardie c.d. ordinarie sono previste in via generale dall’accordo OMC, mentre alcuni accordi internazionali possono prevedere salvaguardie speciali, come le salvaguardie temporanee negoziate nell’accordo di accessione della Cina all’OMC.

 

In cosa consistono

Si tratta in un procedimento regolato dal diritto comunitario e condotto dalla Commissione europea d’ufficio o dietro presentazione di un ricorso da parte di uno o più Stati Membri. Tale procedimento, in caso di accertamento dell’esistenza di una grave crisi o di un pericolo di grave crisi determinata da improvvise alterazioni dei flussi commerciali, consente l’applicazione di dazi o di quote all’importazione nei confronti di un determinato prodotto allo scopo di proteggere in via eccezionale e temporanea la produzione comunitaria.

Un Regolamento ad hoc (427/03 detto TPSSM, Transitional Product-Specific Safeguard Mechanism) detta una normativa speciale nei confronti delle importazioni cinesi. Su questo stesso sito è possibile consultare una guida pratica a tale nuovo strumento e le istruzioni per le imprese e le associazioni di categoria per richiedere l’attivazione della Salvaguardia specifica nei confronti della Cina.

 

Quando e a chi è applicata la misura di salvaguardia (dazio e/o quota)

La misura di salvaguardia è applicabile se, nel corso del procedimento, sono accertate tre condizioni:

  1. Incremento, improvviso, evidente e rilevante delle importazioni del prodotto in esame
  2. Esistenza di una grave crisi attuale o di una minaccia di potenziale crisi di un settore produttivo comunitario, derivante da un repentino e sostanziale incremento delle importazioni
  3. Interesse della Comunità: i benefici derivanti dalla introduzione del dazio devono essere superiori ai costi che ne deriverebbero (ad esempio a carico dei consumatori)

La Salvaguardia è applicata erga omnes, cioè alle importazioni del prodotto in esame provenienti da tutto il mondo extra-UE. Nel caso di salvaguardia contro la Cina, la misura sarà selettiva, applicata cioè alle importazioni del prodotto in questione provenienti dalla sola Cina.

 

Quali sono i tempi della procedura

La durata della procedura è fissata in nove mesi dalla data del suo inizio, prorogabili in caso di necessità per altri due mesi.

Dopo 60 giorni dall’inizio della procedura, possono essere imposte misure provvisorie per una durata massima di 200 giorni.
Le misure vengono adottate dalla Commissione, dietro consultazione con gli Stati membri per un periodo che non può eccedere i quattro anni (compresa la durata delle eventuali misure provvisorie).

E’ importante notare che le misure di salvaguardia comportano una maggiore sensibilità politica in quanto non sono destinate a contrastare fenomeni di concorrenza sleale come nel caso delle misure antidumping o antisovvenzione.

 

Per saperne di più

La procedura di imposizione delle salvaguardie ordinarie è disciplinata dai Regolamenti 260/09 e 519/94.
Le salvaguardie temporanee nei confronti della Cina sono disciplinate dal Regolamento 427/03 (TPSSM).


Unità Gestione degli strumenti di Difesa Commerciale

  • Dott.ssa Gabriella De Stradis - Dirigente

  • Dr. Paolo Passerini - Esperto di Economia Internazionale

  • Dr. Roberto Barone - Direttore Amministrativo

  • Dott.ssa Simona Pinto - Direttore Amministrativo

    E-mail: dgpci.div3@mise.gov.it

    Tel: 06 5993 2450/2529/2505/2557 - Fax: 06 5993 2839

 

 

 




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