Intervista del ministro Calenda a "Il Sole 24 Ore": «Un grande piano sugli investimenti. Tempi brevi per le opere pubbliche»

Domenica, 18 Febbraio 2018

La crescita degli investimenti privati non è un punto di arrivo, da qui bisogna ripartire e rilanciare: il ministro dello Sviluppo economico Carlo Calenda traccia una linea di continuità tra le riforme fatte, Verona e le priorità per il governo che verrà.

C'era un clima positivo tra gli imprenditori alle Assise.

Mi fa venire in mente che quando abbiamo avviato la prima fase di Industria 4.0, sperimentando tra l'altro proprio insieme al presidente di Confindustria e ai sindacati una sorta di "concertazione 4.0" sulla politica industriale, abbiamo detto chiaramente agli imprenditori che avevano finalmente gli strumenti e stava a loro utilizzarli. Oggi possiamo dire che la risposta c'è stata, le imprese italiane hanno raccolto la sfida.

Una crescita del Pil superiore al 2% annuo per cinque anni. Target alla portata?

È una necessità. Nel progetto di Confmdustria, che tra l'altro riprende diversi punti della proposta che ho elaborato con Marco Bentivogli, vedo ambizione ma anche molta concretezza. Quello che occorre è un piano centrato fortemente sugli investimenti sia pubblici che privati. Valorizzare da un lato le infrastrutture materiali e fisiche e dall'altro quelle tecnologiche e immateriali, essenzialiper gestire la transizione che sta riguardando la manifattura. Guardando nel contempo a grandi cambiamenti in corso come l'economia circolare - di cui ho visto riferimenti nelle tesi di Verona - e all'ambiente, debitamente considerato nei 175 miliardi di investimenti della Strategia energetica nazionale. L'importante è che questo progetto di crescita segua una sequenza logica molto chiara che non si può stravolgere: più investimenti, più lavoro, più reddito, rigorosamente uno di fila all'altro. Senza scorciatoie.

Industria 4.0 ha rimesso in moto gli investimenti privati. Perché calano quelli pubblici?

C'è un oggettivo problema di tempi. Meccanismi ancora molto barocchi che rallentano il processo. Con effetti in alcuni casi pesanti come dimostra l'affanno di tante imprese delle costruzioni, anche a causa dei ritardi di pagamento della Pubblica amministrazione. Su questo aspetto stiamo studiando un veicolo per la cartolarizzazione dei crediti vantati nei confronti della Pa.

Su quali risorse punterebbe per riattivare un ciclo di investimenti?

È giusto ragionare su spazi maggiori di risorse dal bilancio europeo. Sostengo meccanismi che neutralizzino gli investimenti dal punto di vista della I flessibilità di bilancio, anche se credo che nel prossimo futuro possa essere più praticabile puntare sul potenziamento del piano Junker o comunque su strumenti e facility assimilabili al concetto di eurobond.

In caso di stallo alle elezioni, c'è il rischio di un governo che galleggi e ci faccia perdere terreno?

Guardi, questa legislatura come mai prima ha messo al centro le imprese: le riduzioni relative a Ires e Irap, Industria 4.0, il piano made in Italy, gli energivori. Ora siamo però da- vanti a una situazione resa pericolosa da alcune proposte che arrivano da forze come Lega e M5S. Se penso ad esempio alle idee di Salvini - più dazi, tasse sull'innovazione, cacciare le multinazionali, Alitalia pubblica - osservo che non siamo alla vigilia di elezioni ordinarie, c'è davanti il rischio di una maggioranza populista. Per questo dico che sarebbe opportuno che il mondo produttivo, oltre a formulare giustamente le sue proposte, faccia sentire la sua voce anche sulla valutazione dei programmi altrui senza per forza di cose scegliere una posizione di neutralità.

Solo il 20% delle imprese guida da protagonista la ripresa. Che cosa serve per allargare questa avanguardia?

Alla politica di attacco, fortemente basata sugli investimenti, va affiancata una politica di difesa delle imprese che non sono ancora ripartite. Penso a moderni ammortizzatori sociali e a uno strumento equivalente al"Globalization Adjustment Fund" dedicato alla riconversione di lavoratori e aziende spiazzati da innovazione e globalizzazione. Dobbiamo considerare che le transizioni industriali sono un dato strutturale della economia moderna. E, se dovessi far parte del prossimo governo, porterò avanti una campagna contro il dumping fiscale e sociale dei Paesi dell'Est che rubano imprese ai Paesi occidentali. Martedì ne parlerò a Bruxelles con il Commissario Ue per la concorrenza Margrethe Vestager.


Testata: Il Sole 24 Ore
Autore: Carmine Fotina
Data: 18 febbraio 2018


Questa pagina ti è stata utile?

NO