Intervista del ministro Calenda a "La Nazione": Piombino da salvare, nostra priorità

Venerdì, 16 Febbraio 2018

Innovazione 4.0, robotica e investimenti massicci sul fronte internazionale. La 'ricetta' del ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, ieri a Empoli e a Prato, per l'economia toscana è puntuale e non trascura il grande lavoro sul fronte dell'eccellenza che vede Firenze e la Toscana impegnate nel settore della moda.

Ministro Calenda la Toscana combatte sul fronte industriale, ma da anni soffre a Piombino per la vicenda Aferpi.

«Abbiamo iniziato una forte azione di pressing sostenuta da azioni legali per dare un futuro a quello stabilimento. Abbiamo pronta una richiesta di insolvenza e la conseguenza messa in amministrazione straordinaria dell'azienda che stiamo tenendo ferma su richiesta di Cevital che, proprio questa settimana, sta trattando con Jindal per individuare un possibile accordo per la cessione dello stabilimento che eviterebbe il tribunale».

Lei è ottimista su questo fronte?

«Davanti a una trattativa non sono mai ottimista o pessimista, tendo piuttosto a essere realista. Stiamo lavorando a una soluzione, salvare l'azienda è per il governo una priorità assoluta».

Se la produzione dell'acciaio fatica a decollare in Toscana, sul fronte delle turbine di Generale Electric andiamo meglio.

«Da anni siamo impegnati come Ministero con Ge&oil. Sono stati sottoscritti contratti di sviluppo e ricerca. E' un'azienda che ha un centro di assoluta eccellenza in Italia, un campione di industria 4.0 che rappresenta un investimento strategico per tutto il Paese».

E arriviamo alla moda. Qui il problema toscano è da sempre la competizione con Milano...

«Direi invece che negli anni siamo riusciti a costruire un rapporto con Milano competitivo, ma anche collaborativo. Il lavoro fatto con gli Industriali ha dato buoni risultati. Pitti e il Salone del Mobile sono i due più importanti eventi internazionali e li abbiamo rafforzati moltissimo. Ci tengo a ricordare che che il piano straordinario Made in Italy è nato proprio per Pitti e direi con Pitti. Abbiamo stanziato decine di milioni di euro e il percorso ha funzionato e deve continuare a funzionare. Pitti è al sicuro e può e deve solo continuare a crescere».

Non solo collaborazione con Milano quindi.

«Certo che no. Proprio nei giorni scorsi ho ricevuto una proposta dal ministro francese Bruno Le Maire che ha lanciato un vero asse della moda europea tra Parigi, Milano e Firenze al Business Forum italo-francese. Firenze ha da tempo uno spazio importante al pari di Parigi e Milano».

Per il Centro Moda siamo alla vigilia di una nuova presidenza...

«Su questi temi non voglio proprio entrare. Sono decisioni che spettano ai privati ed è importante che siano prese in autonomia. L'importante è che il lavoro inizia- to possa continuare. Credo di poter dire che tutte persone che lavorano in questa realtà hanno condiviso anni di esperienza straordinaria, dai quali non credo si possa tornare indietro».

La Toscana è realtà economicamente variegata, e molti aspetti devono ancora essere migliorati, il ministro Calenda da dove ripartirebbe?

«L'unica via percorribile in questo scenario economico è quella degli investimenti e dell'internazionalizzazione. Non vale solo per la Toscana, ma per l'intero Paese. Stiamo registrando un aumento degli investimenti privati dell'I l per cento. Sono numeri cinesi. La nostra produzione industriale è al 3% con l'export al 7,4 per cento. E' superiore a tedesco e quasi doppio rispetto alla Francia. Esportiamo 448 mld di beni. Il saldo commerciale di 47,5 mld, è il secondo più alto di sempre. Il problema è che a questo circolo virtuoso partecipa ancora un numero troppo basso di aziende. Al centro del programma del Pd c'è proprio questo: politiche da allargare contro il programma scellerato della Lega che si fonda su dazi e tasse sull'innovazione tecnologica».

Anche in Toscana esiste il problema della disoccupazione giovanile.

«Un tema che abbiamo ben presente. Una delle cose centrali in queste legge di bilancio è stato l'aumento degli studenti per gli istituti tecnici superiori di secondo grado. Sono quelli equivalenti al primo triennio universitario. In Italia abbiamo 8mila diplomati l'anno, in Germania sono 800mila. E' un mondo fondamentale per le imprese e c'è una richiesta straordinaria di questi giovani che nel primo anno dal diploma trovano lavoro nell'80 per cento dei casi. Abbiamo raddoppiato i finanziamenti per portare gli studenti a 20mila ogni anno, ma bisogna arrivare almeno a centomila. Mi sembra molto più sensato che eliminare le tasse universitarie».



Testata: La Nazione
Autrice: Paola Fichera
Data: 16 febbraio 2018


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