Ricambio generazionale tra le startup innovative

Giovedì, 13 Aprile 2017

Nel primo trimestre del 2017 il numero delle startup innovative iscritte nella sezione dedicata del Registro delle Imprese ha continuato a crescere: al 31 marzo 2017 le startup erano 6.880, contro le 6.745 dello scorso 31 dicembre.

Il dato merita una particolare attenzione. Nel corso dell’ultimo trimestre hanno infatti perso lo status di startup innovativa oltre 800 imprese costituite prima del 18 dicembre 2012, data di entrata in vigore del cd. “Startup Act italiano”, la normativa dedicata alle nuove imprese innovative introdotta dal decreto-legge 179/2012. Nonostante ciò, il numero complessivo di startup innovative iscritte non è diminuito, anzi ha continuato la sua crescita (+2% in tre mesi): secondo un naturale meccanismo di “ricambio generazionale”, startup di nuova o recente costituzione hanno sostituito le aziende più mature.

Salvo una piccola minoranza di aziende, pari a pochi punti percentuali sul totale, che, tecnicamente, non sono state ancora rimosse dalla sezione speciale del Registro delle Imprese dalle Camere di Commercio competenti, tutte le startup innovative oggi iscritte sono state costituite dopo l’entrata in vigore della nuova normativa, e possono essere dunque a pieno titolo definite “figlie dello Startup Act italiano”. Sarà dunque interessante osservare l’evoluzione nel tempo, in quanto le agevolazioni previste nel pacchetto normativo avranno la possibilità di dispiegare i loro effetti con continuità su tutti i primi 5 anni del loro ciclo di vita.
 
Come è intuitivo, le startup innovative con maggiore anzianità e da più tempo sul mercato tendono ad impiegare più persone e presentano un fatturato più elevato. Mentre il totale del personale coinvolto nelle startup è rimasto pressoché inalterato – la diminuzione del numero dei dipendenti è stata più che compensata da un aumento del numero dei soci, presumibilmente relativi alle nuove entrate, portando la somma complessiva a 35.672 persone – il valore della produzione fa registrare una visibile diminuzione, passando complessivamente da quasi 584 milioni di euro a poco meno di 455 milioni. Al netto dei valori prodotti dalle imprese nuove entrate che hanno già depositato almeno un bilancio, risulta dunque che le imprese mature uscite dalla sezione speciale tra gennaio e marzo 2017 costituivano oltre un quinto del valore totale della produzione delle startup innovative italiane.

Seppur significativa, la flessione dell’ultimo trimestre non ha affatto cancellato il trend di crescita registrato in tutti i trimestri precedenti. Rispetto all’anno precedente (31 marzo 2016) le startup innovative coinvolgono oltre 9mila persone in più (+34,7%), fatturano in media il 5,4% in più, e il valore della produzione complessivo è cresciuto di oltre 38 punti percentuali, passando da 328 a 455 milioni di euro. Si evince dunque con chiarezza che, nel periodo in cui beneficiano delle agevolazioni loro dedicate, le startup innovative presentano visibili trend di crescita.

L’”esodo” delle startup mature non ha nel complesso alterato altri indicatori economici distintivi di questa tipologia di imprese. Il grado di immobilizzazioni sull’attivo patrimoniale rimane particolarmente elevato – 28,4%, circa 5 volte maggiore rispetto al rapporto medio delle altre società di capitali (5,7%), e aumenta solo impercettibilmente il numero di startup che registrano una perdita (da 57,2% a 58%). Le startup innovative in utile, continuano a superare la media delle altre società di capitali con riferimento agli indicatori di redditività (ROI: 0,11 contro 0,02; ROE: 0,26 contro 0,03) e al valore aggiunto generato (32 centesimi ogni euro di produzione contro 21).

Poche variazioni si registrano con riferimento alla distribuzione geografica del fenomeno. La Lombardia si conferma essere la regione leader, con 1.596 startup, pari al 23,2% del totale nazionale; 1.104 di esse sono localizzate a Milano (16% del totale nazionale). Seguono l’Emilia-Romagna con 764 (11,1%), il Lazio con 655 (9,5%), il Veneto con 600 (8,7%) e la Campania, prima regione del Mezzogiorno con 471 (6,85%). La regione con la più elevata incidenza di startup innovative in rapporto alle società di capitali presenti è rimane il Trentino-Alto Adige (1,15%), seguita da Marche (0,83%), Friuli Venezia-Giulia (0,69%) ed Emilia-Romagna (0,68%)     

Queste e altre evidenze sono contenute nell’ultima edizione del rapporto, relativa al primo trimestre del 2017 e pubblicata sul sito startup.registroimprese.it.

Realizzato dalla DG per la Politica Industriale del Ministero dello Sviluppo Economico e da InfoCamere, la società informatica del sistema camerale, in collaborazione con UnionCamere, l’Unione italiana delle camere di commercio, industria, artigianato e agricoltura, il rapporto presenta un’ampia gamma di informazioni relative alla distribuzione geografica e settoriale delle startup innovative, al valore complessivo e medio della produzione e del capitale sociale, alla redditività e alle presenze giovanili, femminili ed estere nelle compagini sociali.

Il documento alimenta la sezione dedicata alla reportistica sulle startup innovative, che si articola in diversi strumenti di monitoraggio periodico sui dati risultanti dalla normativa dedicata.

Si rammenta inoltre che il database delle startup innovative è scaricabile gratuitamente in formato pdf e in formato Excel (file .zip), sempre dal portale startup.registroimprese.it

Le informazioni, aggiornate ogni lunedì, sono consultabili anche attraverso la piattaforma #ItalyFrontiers.



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